Dai romantici a Segantini

Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart

Padova, Centro San Gaetano
29 Gennaio - 5 Giugno 2022

Oskar Reinhart e la sua collezione

Graziosa e tranquilla città svizzera nella seconda metà del XVIII secolo, Winterthur conobbe una rapida espansione commerciale e industriale che la rese, nel corso dell’Ottocento, la seconda città più importante del Cantone di Zurigo. Soprattutto le industrie del ramo tessile la contraddistinsero.

Winterthur divenne anche un centro artistico famoso a livello internazionale grazie all’attività di un gruppo di mercanti d’arte e di collezionisti che dedicarono parte delle loro ricchezze a promuovere l’arte e a farla apprezzare agli abitanti della città.

Oskar Reinhart (1885-1965) era il successore di questa generazione di pionieri nel campo del collezionismo e nel primo decennio del 1900 iniziò a mettere insieme una raccolta destinata a diventare celebre in tutto il mondo, in sintonia con il suo ceto sociale e con la sua famiglia che amava dedicarsi alle arti e alla letteratura. Un collezionismo nato non come speculazione economica ma come risultato appunto di una particolare educazione familiare.

Il padre, Theodorus Reinhart, direttore della casa di commercio Gebrüder Volkart che importava ed esportava ogni sorta di merce – in particolare cotone, caffè, cacao e altri prodotti agricoli – era un mecenate di numerosi artisti, tra i quali Ferdinand Hodler, Karl Hofer e Hermann Haller.

Il figlio maggiore, Georg, divenne collezionista di arte europea e asiatica. Hans fu un poeta che promosse anche letteratura e teatro. Werner fu assistente di grandi musicisti come Stravinsky, Schönberg, Webern, Hindemith. Offrì tra l’altro l’ultimo domicilio della sua vita a Rainer Maria Rilke, a Château Muzot nel Canton Vallese.

Come il padre e il fratello maggiore, Oskar si impegnò nel collezionare opere d’arte. L’arte stessa per loro doveva essere accessibile a tutti e quindi anche a coloro che non avevano il denaro per acquistare le opere.

Dopo aver lavorato per qualche tempo nella casa di commercio di famiglia, appartenente al ramo materno, nel 1924 si ritirò dal mondo degli affari per dedicarsi esclusivamente alla sua collezione. Nello stesso anno acquistò la villa medievale “Am Römerholz”, situata sulla parte alta di Winterthur e ad essa aggiunse una grande galleria per la sua collezione.

La Fondazione Oskar Reinhart, in accordo con la città, aprì le sue porte nel gennaio 1951. Vi fu esposto un gruppo coerente di opere selezionate dalla collezione, alla quale Reinhart aggiunse acquisizioni importanti negli anni.

Oggi il lascito consiste in circa 600 quadri e sculture di artisti tedeschi, svizzeri e austriaci dal XVIII al XX secolo. Ci sono inoltre circa 7000 disegni, acquerelli e stampe.

Nel mettere insieme la collezione, Reinhart guardava alla qualità artistica che, dal suo punto di vista, era espressa compiutamente dai pittori francesi, che quindi vi occupano un posto di rilievo: da Poussin a Chardin fino a Van Gogh e Cézanne. Reinhart prediligeva «il contenuto poetico ed emozionale» al semplice virtuosismo pittorico. Per questo gli impressionisti sono in un certo senso un po’ ignorati. Ci sono solo due opere di Alfred Sisley, due di Camille Pissarro, solo una di Claude Monet. Al contrario, Auguste Renoir è meglio rappresentato con Confidences e La Grenouillère, che sono una celebrazione di colore.

Per l’arte tedesca seguì gli stessi criteri che lo avevano guidato nella scelta di opere francesi del medesimo periodo, prediligendo l’eccellenza più spiccatamente pittorica. Ispirato dalle teorie sull’arte di Julius Meier-Graefe e dalla grande esposizione Berlin Centenary Exhibition del 1906, in cui lo stesso Meier-Graefe e gli altri due curatori, Von Tschudi e Lichtwark, avevano riscoperto la poesia dipinta dei romantici e il sentimento per la natura dei realisti, Reinhart incluse nella sua collezione molti artisti. Tra essi soprattutto Friedrich, e poi Runge, Dahl e Kersting, che ritornarono in auge proprio grazie alla mostra berlinese, e altri il cui merito è stato riconosciuto di recente, tra questi Marées, Leibl e Thoma. In questa parte della collezione campeggia il quadro Le bianche scogliere di Rügen (1818-1819) di Friedrich, uno dei fondamenti più celebri del gusto romantico.

Oskar Reinhart ebbe anche il merito di riscoprire alcuni pittori svizzeri dimenticati come François Ferrière, Caspar Wolf, Friedrich Simon, Frédéric Dufaux e Daniel Ihly e fu il primo a considerare Wolf il più importante paesaggista svizzero del XVIII secolo. Un altro fiore all’occhiello della collezione sono i 27 lavori di Ferdinand Hodler, uno degli artisti più significativi in Europa a cavallo tra i due secoli. La parte della collezione dedicata all’arte svizzera tocca, mano a mano che arriva la conclusione del secolo, maggiori connotati di modernità rispetto a quella tedesca, procedendo, dopo Wolf, dai paesaggisti come Calame e Menn fino ad artisti come Segantini giunto dall’Italia, Amiet e Giovanni Giacometti.