
Prezzo € 22
Formato 15.2 x 21.6 cm
Pagine 320, 72 tavole a colori fuori testo
Data di pubblicazione 13 ottobre 2026
Una seconda e più ampia parte racchiude un corpus di saggi monografici che esplorano nel dettaglio le tappe cruciali della parabola artistica di Monet: dalla giovinezza tra le spiagge di Normandia e la foresta di Fontainebleau al periodo glorioso delle mostre impressioniste a Parigi, dal mito della Senna e del bateau-atelier fino ai decenni finali a Giverny, con un ulteriore approfondimento sulle serie celebri dedicate ai Covoni e alle Cattedrali, oltre che al tempo passato a Londra.
“Monet che scende al Sud, già alla fine del 1883 e poi al principio del 1884 a Bordighera e del 1888 ad Antibes, nomina spesso, nelle sue lettere bellissime, la parola invraisemblance, che è l’esperienza dell’inverosimile, data da luci e colori nuovi. Ma l’inverosimile non come qualcosa di talmente fantastico da risultare infine inesistente, e invece come il dato d’incredulità davanti a una natura che non si lascia catturare da alcuna formula pittorica fino ad allora conosciuta: “Quanto all’azzurro del mare e del cielo, è impossibile”, scrive ad Alice Hoschedé, da Bordighera, il 26 gennaio del 1884, arrivato da poco in Liguria da Giverny.
Il non verosimile è la sorpresa del pittore di fronte alla previsione di non essere in grado di rendere tutta la bellezza che ha scoperto. Nella lettera celebre, molte volte citata, a Duret, il 2 febbraio dello stesso anno scrive: È terribilmente difficile, ci vorrebbe una tavolozza di diamanti e pietre preziose. Quanto agli azzurri e ai rosa, qui ce n’è in abbondanza. Insomma, ci do dentro, porterò con me palme, ulivi (sono meravigliosi, gli ulivi), e i miei azzurri.

È un concetto che Monet riprenderà, quasi simile, in una lettera a Rodin del 1° febbraio 1888, in occasione del secondo viaggio nel Sud, questa volta sulla costa francese di Antibes: “Bisognerebbe dipingere qui con l’oro e con le gemme. È straordinario.” È evidente come la luce che cade sul Mediterraneo, a distanza di quattro anni, crei in lui ancora quell’insicurezza che è comunque tipica nel suo esprimersi attraverso le lettere, soprattutto quando la sua supposta incapacità di aderire al motivo, di procedere oltre, è legata ai problemi della meteorologia. Il 5 marzo del 1884, ad Alice: “Domina qui una tonalità rosa straordinaria, intraducibile.” E sempre ad Alice, solo cinque giorni dopo: “Tutto ciò che faccio è vampa ardente o colore incendiato e cangiante e ancora lo faccio solo molto timidamente.”
Ci sono di Monet molti quadri bellissimi che testimoniano delle sue parole che abbiamo appena ascoltato. Quadri nei quali l’azzurro del mare si vede lontano, come una quinta orizzontale appesa in alto, sotto il cielo di nuvole bianche e rosa. È il caso di alcune vedute di Bordighera, dove come in un pugno di mano chiuso il mazzo di bianche case della città entra, con il campanile come una lancia, nell’azzurro tormentato dell’acqua. Monet mirabilmente inventa, posizionato il cavalletto sulla collina sopra la città, percorsa una strada in salita tra i pini, questo cannocchiale che ritaglia il mare in un triangolo su cui preme la luce che si diffonde ovunque. Luce che non ha punti di sosta, ma si distende ad amare ogni angolo di questa natura benedetta.”