
Prezzo € 22
Formato 15.2 x 21.6 cm
Pagine 320, 72 tavole a colori fuori testo
Data di pubblicazione 13 ottobre 2026
A seguire, la terza sezione “Frammenti dispersi”, in cui Goldin recupera vecchi appunti introvabili o mai pubblicati, avendoli ampliati e riscritti, dedicati a singoli quadri o talvolta a sentimenti che hanno mosso Monet alla pittura.
“La luce del crepuscolo si spande sull’acqua del bacino, il sole è appena tramontato. Il pittore vede tutto questo dalla terrazza dell’Hotel Britannia, dove soggiorna. Una calma, una platitude, mossa solo dal lento passaggio delle gondole. L’aria che precede la sera è invasa dall’azzurro che poco per volta tutto domina, dilagando. Mentre i riflessi del sole ancora salgono dalla linea dell’orizzonte, dando il senso di una circolarità dello spazio celeste. Ultimi riflessi di giallo, di rosso, di rosa, e prima riflessi dell’indaco della sera. La perfezione delle luci, la loro meraviglia.
Monet inventa uno spazio quasi privo ormai di quella linea dell’orizzonte da cui pure si manifestano, slittando verso l’alto, gli ultimi bagliori del sole. Perché su quella linea immaginaria non stanno, ma appena galleggiano, sghembe e fluttuanti, le forme del campanile e della chiesa di San Giorgio Maggiore. Lo spazio nell’ora del tramonto è dato da una continuità che unisce cielo e terra, entro una mancanza di divisione, e invece all’interno di un luogo che è legato dal sentimento della sera giungente. Il cielo si specchia nell’acqua, ma ugualmente l’acqua si specchia nel cielo, come un riflesso capovolto. Monet lo farà nuovamente anche dipingendo alcuni glicini appesi nel cielo, circa un decennio dopo le pitture veneziane, chiuso nel suo santuario di Giverny.

È in quadri come questi, tutti invasi dalla luce del tramonto, e da quella luce benedetti, che l’occhio vede e si immerge, acquisendo un potere di divinazione che non è più solo davanti alle cose e alla natura, ma dentro un flusso ancestrale di materia. Dove l’apparire e l’affondare, la prossimità e la distanza sono una cosa sola. Monet dipinge Venezia al tramonto proprio in questo modo. La dipinge nel 1908, alla fine del primo ciclo dedicato alle ninfee, come un intermezzo prima dell’incedere delle altre ninfee, quelle di grande formato dal 1914. Sarà, quello a Venezia, l’ultimo viaggio della sua vita. Non lascerà più Giverny se non per le visite parigine e qualche raro sconfinamento sulla costa della Normandia.”