Con l’aprirsi dell’Ottocento è la Francia, per tutto il secolo, ad assumere un ruolo dominante non solo nell’ambito della pittura di paesaggio ma anche nel ritratto. Dapprima con Jacques-Louis David e poi con Géricault e Delacroix, per far tappa da Jean-Auguste-Dominique Ingres, maestro assoluto nella rappresentazione dei volti. Prima di arrivare al tempo impressionista, sarà Courbet a realizzare ritratti pungenti, a cominciare dai propri autoritratti. Quindi quella lunga, incredibile stagione che va da Manet a Degas, da Renoir a Cézanne, ma anche con insospettabili ritratti eseguiti dallo stesso Monet, il maestro per eccellenza della natura. Quindi l’evoluzione che giunge con Van Gogh e Gauguin.
Uscendo dalla terra di Francia, la Scandinavia propone molti artisti meravigliosi, al di sopra dei quali si eleva ovviamente Munch, che dipinge volti modernissimi dalla fine del XIX secolo fin quasi alla metà del successivo. In Germania si cementa dal 1905 l’arte degli espressionisti, che anche al ritratto dedicano opere di rara bellezza nuova, come quelle per esempio di Kirchner. Negli stessi anni, con intenzioni ugualmente d’avanguardia, i Fauves in Francia da Matisse a Braque non mancano di fare la loro parte in materia, prima che Picasso e gli altri cubisti spazzino via le regole della rappresentazione di un volto. Ma poi tantissimi e incantevoli isolati, da Schiele a Modigliani fino a Hodler, prima dell’avvento in Germania della “Nuova Oggettività”, Otto Dix in testa.
E poi, solo per dire di alcune altre esperienze indimenticabili, le figure tanto particolari di Hopper in America, quelle di Bonnard in Francia, o quelle di Giacometti in Svizzera. La lunga linea di tradizione inglese, da Graham Sutherland a Francis Bacon, da Lucien Freud a David Hockney, fino a due figure isolate e silenziose, piene d’incanto, come quelle di Andrew Wyeth ancora in America e Antonio López García in Spagna.