Partendo dalla visione romantica di Friedrich e dal senso cosmico della natura in Turner, Marco Goldin sviluppa un grande racconto sul tema, così singolare e affascinante, della neve nell’arte dell’Ottocento.
In Francia è Courbet il primo a togliere a questo elemento qualsiasi significato di abbellimento, riconoscendovi invece, nei grandiosi sottoboschi e nelle scene invernali di caccia, la ruvida forza della realtà. Vengono poi, ed è il vero cuore della lezione, gli impressionisti che delle giornate di neve restituiscono le brevi misure di accadimenti quotidiani, scoprendo davvero tutti i colori del bianco. Impareggiato, anche in questo ambito, resta Monet che, con i disgeli sulla Senna e gli ancor più celebri covoni, sviluppa le prime serie, e la sua così profonda indagine sul concetto del tempo.
Sul tema della neve, vengono quindi registrate anche le episodiche, ma significative incursioni da parte di Gauguin e di Van Gogh. Quindi la panoramica si allarga a una selezione di pittori europei, italiani compresi, che, nella seconda metà dell’Ottocento, di questo tema hanno restituito il senso di un accadimento magico. Per chiudere infine con Munch e le notti gelate del Nord, dove la neve non è più attributo della realtà ma pienamente e fino in fondo un passaggio che si è fatto interiore.