Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

2. Da Etten all'Aia
di Marco Goldin

Alla fine di aprile del 1881, Vincent van Gogh lascia Bruxelles e si trasferisce a Etten, nel Brabante olandese, nel vicariato accanto alla grande chiesa nella piazza. Lì il padre Theodorus esercita le sue funzioni di pastore e parroco. Quando ci arriva trova in casa due dei cinque fratelli, la prediletta Wil, che però di lì a poco andrà a lavorare come governante a Weesp, vicino Amsterdam, e il più piccolo della famiglia, Cor. Sono i mesi di un approfondimento sempre più stringente dedicato al disegno, tra l’altro accanto al giovane amico artista Anthon van Rappard, che resta a Etten per un paio di settimane in estate.

Durante la stessa estate giunse anche un’altra ospite, la cugina Kee Vos, figlia dello zio Stricker, che Vincent aveva conosciuto quando aveva vissuto proprio con gli zii ad Amsterdam. Era vedova da diversi anni e aveva una figlia di otto che condusse con sé a Etten. Vincent trascorse molto tempo con lei e alla fine se ne innamorò, scrivendone così a Theo, all’inizio di novembre: “È come se Kee fosse la persona a me più vicina e io la persona più vicina a Kee”. Ma quando si dichiarò alla cugina, il rifiuto fu netto. La cosa, che lo stesso Van Gogh si premurò di far sapere a tutti in famiglia, anche con molte lettere, creò scandalo, tanto che l’artista prese il suo magro bagaglio e si trasferì all’Aia. Ci era già stato un paio di volte nei mesi precedenti per lavorare nello studio di Anton Mauve, un artista allora assai famoso e cugino della madre.

Quando giunge all’Aia, e dal primo gennaio affitta delle stanze in Schenkweg dove allestisce anche un atelier, Van Gogh era alla ricerca di “tutte le scene possibili con figure – un mercato, l’arrivo di una barca, un gruppo di persone in fila alla mensa per i poveri, nella sala d’attesa di una stazione, all’ospedale, al monte dei pegni, gruppi che parlano per strada o passeggiano. E tutto dipende dagli stessi problemi di luce, di ombra e di prospettiva.” Riteneva che lo studio fosse il suo obiettivo principale e di doversi impegnare per rendere il movimento delle figure.

Quanto cercava in un modello, Van Gogh sembra trovarlo in Sien Hoornik, una ex prostituta incinta, e già madre di una bambina, che divenne sua compagna. L’incontro tra i due si compì a fine gennaio e da luglio andarono a vivere insieme. Van Gogh, per la prima e unica volta nella sua vita, creò una sua famiglia. Sien, sua madre e la prima figlia posavano per lui “con i vestiti adatti, abiti in lana merino nera, bei modelli di cuffie e un bellissimo scialle.” L’artista intendeva creare, come scrisse, un effetto “alla Chardin”, qualcosa che riteneva che “alcune tra le serve ordinarie” possedessero, ma non per esempio le donne borghesi come le sue sorelle.

È con certi meravigliosi, e dolentissimi, ritratti di Sien che prenderà il via quella galleria di volti e figure che nei due anni trascorsi all’Aia designeranno i confini di un mondo fatto di gemiti silenziosi, e lacrime non ostentate, e miseria, e solitudine, e sofferenza nel corpo e nello spirito. Si trattava di dare senso di continuità a una relazione tra romanticismo e realismo, per cui a dominare doveva essere quell’individualità dei soggetti che Van Gogh sempre preservò fin dal primo momento della sua ricerca.

Non meno importante – nei quasi due anni trascorsi all’Aia fino alla metà di settembre del 1883, quando si trasferirà nella regione settentrionale della Drenthe per soli tre mesi – sarà lo studio del paesaggio, questa volta in pittura. La visione tanto importante del paesaggio nasce in Van Gogh sulla linea che congiunge Van Ruisdael nel Seicento olandese alla scuola di Barbizon a quella dell’Aia. Davanti all’industrializzazione sempre più padrona della società, egli sentiva ancora forte, come una vera e propria vibrazione interiore, il fascino della verità della natura. L’anima non poteva che associarsi a questa disposizione. Dipinse campi di fiori in primavera e sentieri nel bosco sotto luci molto intime e segrete.

L’estate del 1883 Vincent la trascorse spesso sulla spiaggia di Scheveningen e a Loosduinen, il villaggio dietro le dune. Cominciava a sentire sempre di più la nostalgia per la terra e la natura nella sua ampiezza. Lì attorno vide campi di grano, amati già allora, “non così belli come quelli del Brabante, ma devono esserci dei mietitori, seminatori e spigolatrici, tutte cose che ho perso quest’anno, che era il motivo per cui a volte sentivo il bisogno di un cambiamento.” Il suo amore per la natura infinita si fondò qui, tra i campi attorno all’Aia e il mare.