Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

13. I colori delle stelle. L'avventura di Van Gogh e Gauguin
video della diretta Facebook del 13 aprile 2020

[...] La domenica venne con la sua luce grigia e le sue gocce di cielo. Vincent e Paul rimasero in casa tutto il giorno, solo di tanto in tanto a parlare e spesso litigare. La burrasca sembrava imminente, andare e venire come il movimento della risacca sulla spiaggia. La porta dello studio era aperta e in cucina Gauguin di malavoglia preparava una piccola cena, mentre Van Gogh lo guardava dall’altra stanza, fumando la pipa seduto su una delle sedie di paglia che aveva comperato nei giorni felici dell’attesa, alla fine dell’estate. Quando c’erano i giardini ancora fioriti e i vigneti, quando ogni cosa sembrava bella, ogni cosa sembrava possibile. L’unione di due anime.

Quando vide che Paul lasciò sul tavolo quel che aveva preparato e fece per uscire dalla casa, indossato un mantello per proteggersi dal freddo e dalla pioggia, Vincent non capì. Perché l’amico se ne andava senza dire una parola? Era forse giunto il momento della separazione e del distacco? E avveniva così, con un silenzio che gli pesava addosso come una pietra? Sentì sbattere la porta sulla piazza e nella casa rimase solo un grande silenzio, una presenza che più non c’era e un piatto sulla tavola della cucina, che Paul sembrava avere lasciato per Vincent. Forse un ultimo pensiero, forse una provocazione, non sapeva dirlo. Ma aveva dentro di sé il rimbombo, sonoro e martellante, di un dubbio. Quel dubbio era una lacerazione, lo strappo che avviene quando qualcuno parte.

Vincent corse verso la porta, l’aprì con forza e si trovò nella luce fioca della piazza rigata dalla pioggia. L’attraversò in fretta con un passo breve e saltellante, fino a che, dall’altra parte, riconobbe di spalle la sagoma scura dell’amico. Il rumore dei suoi passi si mescolava a quello dell’acqua che in rigagnoli scorreva sui lati della piazza. Aveva dentro di sé una grande rabbia, come se la madre avesse lasciato i suoi piccoli nel nido e fosse volata via. Sotto a un lampione Paul si girò, gli sembrava di avere riconosciuto quel passo. Vide lo sguardo stralunato di Vincent e sentì il suo rivolto verso l’amico. Si affrontarono con gli occhi, in quella notte che precedeva la notte di Natale. In quella notte che seguiva due mesi di vita e due mesi di sogni, dopo le stelle e dopo i campi di grano. Vincent strinse nella tasca della giacca tutta bagnata il rasoio che aveva portato con sé, chissà per quale motivo, ma non lo tirò fuori.

Si fissarono ancora, c’era una collera che non se ne andava, ma nessun desiderio di brutalità. Forse tanta malinconia. Tutto ciò poco per volta diventò tristezza, dolore, già rimpianto e consapevolezza di un addio. Van Gogh si girò dall’altra parte, improvvisamente, e quasi correndo riprese la strada verso casa. Aveva lasciato la porta aperta e un filo di luce veniva dall’interno. Gauguin lo guardava ed ebbe compassione per l’amico. Mentre la pioggia cessava di cadere, e dalle nuvole scure nel cielo spuntò bianca la luna al suo ultimo quarto. Attesa o non attesa, fece la sua comparsa. [...]


tratto da Marco Goldin, I colori delle stelle. L’avventura di Van Gogh e Gauguin, Solferino