Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

16. Lettera scritta tra 31 maggio e 6 giugno 1889
video della diretta Facebook del 20 aprile 2020

Saint-Rémy-de-Provence, intorno a martedì 18 giugno 1889 [lettera n. 782]

Caro Théo,
grazie della tua lettera di ieri. Neppure io posso scrivere come vorrei, ma infine viviamo in un’epoca così agitata, che non sarebbe proprio possibile avere opinioni tanto sicure e ferme da avere la capacità di giudicare delle cose.
Vorrei proprio sapere se adesso mangi ancora al ristorante oppure se vivi di più a casa. Lo spero, perché alla lunga quest’ultima deve essere la soluzione migliore. Per quanto riguarda me, sto bene: è ovvio che dopo quasi sei mesi di sobrietà assoluta nel mangiare, nel bere, nel fumare, facendo, in questi ultimi tempi, due bagni di due ore alla settimana, sono molto più calmo. La salute va dunque molto bene e, per ciò che riguarda il lavoro, mi tiene occupato, mi distrae – cosa di cui ho gran bisogno – ed è ben lontano dallo sfiancarmi.
Mi fa molto piacere che Isaäcson abbia trovato, nel mio invio, cose che gli piacciono. Lui e De Haan sembrano molto affezionati, il che è piuttosto raro con i tempi che corrono, ed è quindi giusto apprezzarlo. E mi fa anche piacere che, come tu dici, anche un altro abbia trovato qualcosa nella figura di donna gialla e nera. Ciò non mi stupisce, benché creda che il merito sia del modello e non della mia pittura.
Ormai dispero di trovare modelli: ah, se di tanto in tanto ne avessi uno come questo o come la donna che ha posato per La Berceuse, farei ben altro.
Trovo che tu abbia fatto bene a non esporre quadri miei alla mostra di Gauguin e degli altri: c’è una buona ragione perché me ne astenga senza offenderli, ed è che ancora non sono guarito.
È per me fuori dubbio che Gauguin e Bernard abbiano un grande e reale merito. Rimane comunque il fatto che persone come loro, ben vive e vegete – e che devono vivere e cercare di aprirsi una strada – non possano girare contro il muro le proprie tele in attesa che, nel malcostume ufficiale, qualcuno li ammetta a qualcosa. Esponendo nei Caffè si è causa di chiacchiere che, non lo nego, non sono affatto di buon gusto, ma anch’io, e per ben due volte ho avuto questo crimine sulla coscienza, avendo esposto al Tambourin e all’Avenue de Cliché, senza contare lo scompiglio causato a ottantuno virtuosi antropofagi della benemerita città di Arles e al loro eccellente sindaco.
Dunque in ogni caso sono peggiore, e più biasimevole di loro, benché – quanto a causare chiacchiere – l’abbia fatto davvero involontariamente.
Il giovane Bernard – per me – ha già fatto qualche tela assolutamente straordinaria dove c’è una dolcezza e qualcosa di essenzialmente francese e candido di qualità rara.
Infine né lui né Gauguin sono artisti che possano accettare di cercare di andare all’Esposizione Universale per la porta di servizio. Puoi esserne certo. Che non abbiano potuto tacere, è comprensibile. Che il movimento degli impressionisti non abbia avuto un’intesa, è la riprova del fatto che sapevano battagliare meno bene di altri artisti, come Delacroix e Courbet.
Infine, ho un paesaggio con degli ulivi e anche un nuovo studio di cielo stellato. Pur non avendo visto le ultime tele né di Gauguin né di Bernard, sono abbastanza persuaso che questi due studi, cui ti ho accennato, siano di sensibilità affine. Quando avrai visto per un po’ di tempo questi due studi, assieme a quello dell’edera, potrò forse darti un’idea, meglio che con le parole, delle cose di cui io Gauguin e Bernard abbiamo parlato e che ci hanno dato da pensare; non è un ritorno al romantico o a idee religiose, no.
Tuttavia, passando per Delacroix più di quanto non sembri, attraverso il colore e un disegno più volontario dell’esattezza simulata, è possibile esprimere una natura di campagna più pura rispetto alla periferia e ai cabaret di Parigi. Si cercherebbe di dipingere esseri umani anche più sereni e più puri di quanto Daumier non ne avesse sotto gli occhi, ma – naturalmente – seguendo Daumier per il disegno.
Che sia vero o no, lo lasciamo da parte, ma crediamo che la natura si estenda al di là di Saint-Ouen.
Forse, pur leggendo Zola, siamo commossi dal suono del puro francese di Renan, ad esempio.
E infine, mentre “Le Chat Noir” ci disegna donne a suo modo e soprattutto al modo magistrale di Forain, o ne fa di proprie, meno parigine, ma non meno amanti di Parigi e delle sue eleganze, noi cerchiamo di provare che ci sono anche cose completamente diverse.
Gauguin, Bernard e io ci resteremo forse secchi e non vinceremo, ma neppure saremo vinti, siamo forse qui l’uno per l’altro, essendo qui per consolare o per preparare pittura più consolatoria. Neppure Isaäcson e De Haan riusciranno forse, ma in Olanda hanno sentito il bisogno di affermare che Rembrandt faceva grande pittura e non falsa apparenza, anch’essi sentivano altro.
Se puoi far rintelare La camera da letto, è meglio che tu lo faccia prima di mandarmela. Non ho più neanche un briciolo di bianco.
Mi farai davvero un piacere scrivendomi presto ancora.
Ci penso così spesso, che spero che fra qualche tempo troverai nel matrimonio un nuovo vigore e di qui a un anno avrai guadagnato in salute.
Mi farebbe un immenso piacere avere qui, per leggerlo di tanto in tanto, qualcosa di Shakespeare. C’è uno Shakespeare completo a uno scellino.
Le edizioni non mancano e credo che quelle a poco prezzo non siano molto diverse da quelle più care.
In ogni caso non ne voglio che costino più di tre franchi.
Ora, ciò che è troppo brutto tra i pezzi che ti invio, mettilo da parte definitivamente, è inutile averne di così; potrebbe servirmi in futuro per ricordarmi di qualcosa. Quel che c’è di buono si vedrà meglio in un numero ristretto di tele. Il resto, se lo metti tra due fogli di cartone con vecchi giornali tra gli studi in un angolo, è il meglio che si possa fare. Ti invio un rotolo di disegni.
Una stretta di mano a te, a Jo e ai nostri amici. Sempre tuo
Vincent
I disegni L’ospizio di Arles, Il salice piangente nell’erba, I campi e Ulivi sono la prosecuzione di quelli di Montmajour di un tempo, gli altri sono studi frettolosi presi nel giardino.
Non c’è fretta per lo Shakespeare, se non si ha un’edizione come quella, non ci vorrà un’eternità per farla arrivare.
Non temere che di mia propria volontà mi arrischi in altezze vertiginose, disgraziatamente siamo soggetti alle circostanze e alle malattie della nostra epoca, volenti o nolenti. Ma con tutte le precauzioni che prendo, sarà difficile una ricaduta e spero che le crisi non riprendano più.