Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

12. Lettera del 25 ottobre 1888
video della diretta Facebook del 10 aprile 2020

Arles, intorno a giovedì 25 ottobre 1888 [lettera n. 712]

Caro Theo,
grazie della tua lettera e del biglietto da 50 franchi. Come avrai saputo dal mio telegramma Gauguin è arrivato in buona salute. Mi sembra persino che stia meglio di me.

Naturalmente è molto contento della vendita che hai fatto e io non meno di lui perché così alcune spese che sono assolutamente necessarie per la sistemazione non dovranno aspettare, né dovranno pesare solamente su di te.

Certamente Gauguin ti scriverà oggi stesso.

Come uomo è molto interessante e ho la massima fiducia che insieme faremo molte cose. È probabile che qui realizzi molto e spero sarà così anche per me.
E allora oso credere che per te il peso sarà un poco meno grave e oso sperare molto meno grave.

Sento il bisogno di produrre fino a esserne schiacciato moralmente e svuotato fisicamente, proprio perché non ho nessun altro mezzo per equilibrare le nostre spese. Non posso farci nulla se i miei quadri non si vendono.

Ma verrà il giorno in cui si vedrà che valgono più del prezzo del colore e della vita, anche se molto misera, che ci sto rimettendo.

Non ho nessun altro desiderio o preoccupazione in fatto di denaro o di finanze, che in primo luogo quello di non avere più debiti.

Ma, caro fratello, il mio debito è così grande che quando l’avrò pagato, il che spero di riuscire a fare, la malattia di dipingere quadri avrà occupato tutta la mia vita, e a me sembrerà di non aver vissuto.

Speriamo solo che forse il fare dei quadri mi diventi un po’ meno difficile, e quanto al numero non ce ne saranno mai abbastanza. Il fatto che non si vendano ora, mi dà una tale angoscia che tu stesso ne soffri, ma per conto mio mi sarebbe in un certo senso indifferente, se tu non venissi ad avere troppi fastidi per il fatto che io non prendo niente.

Ma in fatto di finanze è sufficiente per me sentire questa verità, che un uomo che vive cinquant’anni e spende 2000 franchi all’anno, spende 100.000 franchi, e bisogna che ne renda altrettanti. Fare mille quadri da 100 franchi è molto, molto, molto duro nella vita di un artista, ma dato che il quadro si vende a 100 franchi... e ancora... il nostro compito è talvolta veramente pesante. Ma non possiamo farci niente.

Probabilmente abbandoneremo Tasset, perché sia Gauguin che io ci serviremo, almeno in gran parte, di colori a minor prezzo. Anche per la tela ce la prepareremo da soli.

Per un momento ho avuto la sensazione che mi sarei ammalato, ma la venuta di Gauguin mi ha talmente distratto, che sono sicuro che mi passerà. Bisogna che per un certo periodo di tempo non trascuri il cibo. Ecco tutto assolutamente tutto. E fra un po’ di tempo riceverai del lavoro mio.

Gauguin ha portato un quadro magnifico, che ha scambiato con Bernard, delle donne bretoni in un prato bianco verde, nero verde, con una nota rossa e dei toni opachi della carne.
Insomma facciamoci tutti coraggio.

Credo che verrà anche per me il giorno in cui venderò, ma nei tuoi confronti sono talmente in ritardo, e pur spendendo sempre, non prendo niente.
Questo sentimento talvolta mi rattrista.

Sono molto contento di quello che mi scrivi, che uno degli olandesi viene ad abitare da te, e così non sarai più solo, va proprio bene, soprattutto perché saremo presto in inverno.

Ora sono di fretta devo uscire per rimettermi a lavorare a un’altra tela da 30. Presto quando Gauguin ti scriverà aggiungerò una lettera alla sua. Naturalmente non so ancora cosa penserà Gauguin del paese e della nostra vita. Ma in ogni caso è molto contento della buona vendita che gli hai fatto.

A presto e ti stringo forte la mano. Sempre tuo


Vincent