Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

18. Lettera scritta il 21 ottobre 1889
video della diretta Facebook del 24 aprile 2020

Saint-Rémy-de-Provence, intorno a lunedì 21 ottobre 1889 [lettera n. 811]

Cara mamma,
ti scrivo un’altra lettera mentre sei ancora nella vecchia casa, per ringraziarti della tua ultima in cui mi scrivevi che Cor ha fatto buon viaggio. Penso che lavori con entusiasmo laggiù e che in tal modo trarrà qualche gioia della vita.
Quel che ti scrive mi fa pensare a quanto il mio amico Gauguin mi diceva di Panama e del Brasile. Finora non sapevo che anche Isaäcson andasse nel Transvaal. Sai che non l’ho mai incontrato di persona – ultimamente però gli ho scritto perché voleva parlare del mio lavoro sul giornale olandese; gli chiedevo di non farlo e lo ringrazio della sua fedele amicizia, dato che sin dall’inizio abbiamo pensato spesso al nostro lavoro e al fatto che le nostre idee riguardo ai vecchi pittori olandesi e ai pittori francesi moderni coincidono. Mi piace anche molto il lavoro di De Haan.
Ora posso dirti che quanto ti ho promesso è pronto – gli studi del paesaggio, un piccolo autoritratto e uno studio di interno.
Temo però che ne resterai delusa e che tutto ti sembrerà poco importante e brutto. Tu e Wil potete farne quel che vi pare e se volete dare qualcosa alle mie altre sorelle – è per questo che ve ne mando qualche altro.
Questo però non mi riguarda, cerco solo di mettere insieme diverse cose in una serie che preferirei restasse unita, in modo che acquisti valore col passare del tempo. Capisco però che non avrete spazio per tutto e quindi vedete voi cosa farne, però vi consiglio di tenerle insieme, perlomeno per un po’, dato che così potrete capire quelli che alla lunga vi piaceranno di più.
Mi dispiace sentire che zia Mina è sofferente; sono davvero un bel po’ di anni che non la vedo.
Concordo con te nel pensare che Théo stia meglio ora di prima e spero che il parto di Jo andrà bene; questo li terrà occupati per qualche tempo. Fa sempre bene vedere come viene al mondo un essere umano ed è una cosa che ha portato più d’uno a una verità e calma più grandi.
La natura è tanto bella quaggiù durante l’autunno con le foglie gialle. Mi dispiace soltanto che non ci siano vigneti. Però ho iniziato a dipingerne uno che si trova a qualche ora di distanza da qui. Capita che il grande campo diventi proprio color porpora e rosso, come la vigna americana da noi, e accanto a questo ci sia un’area gialla e più in là una zona ancora verde. Tutto ciò sotto un cielo di un azzurro magnifico con delle rocce viola in lontananza. L’anno scorso ho avuto occasioni migliori per dipingere tutto questo.
Mi sarebbe piaciuto aggiungere qualcosa del genere a quanto ti mando, ma te ne sarò debitore per l’anno venturo.
Vedrai dal mio autoritratto che pur avendo vissuto a Parigi e in altre grandi città per tanti anni, continuo sempre ad avere l’aspetto di un contadino di Zundert, più o meno come Toon, ad esempio, o Piet Prins143 e a volte mi pare di sentire e pensare come loro, solo che i contadini sono più utili all’umanità. Solo quando hanno tutto il resto viene loro il desiderio di quadri o libri.
A mio modo di vedere mi considero di certo inferiore ai contadini. Comunque sia, io aro le mie tele come loro i campi.
Va abbastanza male nella nostra professione – in effetti è sempre stato così, ma al momento è una brutta situazione. Eppure non si sono mai pagati prezzi così alti come oggi per dei quadri. Quello che ci fa continuare a lavorare è la reciproca amicizia, l’amore per la natura e infine, se ci si è dati la pena di impadronirsi dell’arte dei pennelli, non ci si può staccare dalla pittura.
A paragone di altri, sono ancora tra i fortunati, ma pensa che cosa deve essere entrare nella professione e doverla lasciare prima di avere fatto qualcosa, e ce ne sono molti.
Considerando dieci anni come necessari per imparare a dipingere e una persona che per sei anni ha lottato e pagato per questi studi, pensa a quanto è tragico doversi poi fermare, e ce ne sono tanti! E quei prezzi alti di cui si sente parlare, si pagano per opere di pittori morti, che mai vennero retribuiti tanto da vivi, è una sorta di commercio dei tulipani, i pittori viventi ne traggono sofferenze, non benefici. E scomparirà anche questo, come il commercio dei tulipani.
Si può pensare però che anche se il commercio dei tulipani è da tempo scomparso, e ormai dimenticato, i floricultori restano e resteranno. Quindi è così che considero la pittura, pensando che ciò che rimane è come una sorta di floricultura. Per quanto mi riguarda, mi ritengo felice di farne parte. Ma quanto al resto! Questo per dimostrarti che non ci si deve fare illusioni.
Bisogna che faccia impostare la lettera.
Al momento sto lavorando al ritratto di uno dei malati di qui. È strano come dopo essere stati con loro per qualche tempo e averci fatto l’abitudine, non li si consideri più dei pazzi.
Ti abbraccio con il pensiero, affettuosamente tuo

Vincent