Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

10. Lettera del 25 settembre 1888
video della diretta Facebook del 6 aprile 2020

Arles, martedì 25 settembre 1888 (lettera n. 687)

Caro Théo,
devo ringraziarti di cuore per la spedizione di tele e colori di Tasset, che sono arrivati in buone condizioni e questa volta per pacco postale.
Nella mia ultima lettera ti dicevo che l’autunno è già arrivato con pioggia e brutto tempo. Ciò mi ha creato qualche inconveniente ma sono riuscito lo stesso a terminare negli intervalli di bel tempo una tela da 30 che rappresenta un campo arato. Cielo azzurro con nuvole bianche. Una distesa immensa di terreno di un lilla cenere. Innumerevoli solchi e zolle. All’orizzonte colline azzurre e cespugli verdi con piccole fattorie dai tetti arancioni. È questo un altro quadro che ci metterà un bel po’ ad asciugare: le tele dipinte a piena pasta devono essere maneggiate come i vini più generosi, bisogna lasciarle maturare. Per questo ho ordinato una cornice di acero bianco.

Finché dura l’autunno, non mi basteranno mani e colori per dipingere le cose belle che vedo. Sto pure lavorando a un ritratto di Milliet, ma è un cattivo modello, oppure è colpa mia, cosa che, però, non credo, dato che mi mancano molto degli studi suoi, perché è un ragazzo attraente, spensierato e allegro nel suo contegno, e andrebbe maledettamente bene per me come tipo di innamorato. Gli ho già promesso un mio studio per il suo disturbo, ma non riesce a stare fermo.

Inoltre non ha tempo da dedicarmi, dato che deve godersi tutti gli spazi di questo buco di Arles prima di partire per quella guarnigione, come dice lui.

Non ho proprio nulla da obiettare, ma mi dispiace che quando posa abbia un tic nervoso alla gamba. È un bravo ragazzo, ma ha solo 25 anni, che Dio lo maledica, dieci anni meno di me – e fra dieci anni – secondo Ziem – temo che se va avanti di questo passo, non essendo più capace di saltellare qua e là, possa diventare ambizioso.

Non mi sorprenderebbe se in cuor suo gli dispiacesse partire, e forse vive al di là delle sue possibilità, la qual cosa lo costringe a tornare in Africa. Io gli riconosco un solo difetto serio del carattere, e cioè che gli piace
L’abbé Constantin di Georges Ohnet, e gli ho detto che farebbe mille volte meglio a leggersi Bel Ami di Guy de Maupassant.

Cosa dice
père Tanguy ora dei colori grumosi? Penso di doverlo avvertire che ho ancora bisogno di cinque o anche dieci metri di tela. E contemporaneamente avrò pure bisogno di: 3 tubi grandi come il bianco d’argento, il blu di Prussia e bianco di zinco, 6 tubi grandi di giallo cromo I limone, 6 tubi grandi di giallo cromo II, 6 tubi grandi di giallo cromo III, 6 tubi grandi di verde veronese , 6 tubi medi di lacca geranio, 12 tubi grandi, bianco d’argento, 12 tubi di bianco di zinco. Ciò è circa in proporzione alla tela.

Dato che ho appena ricevuto la spedizione di tele e colori, capisci che non c’è fretta; comunque è il quantitativo minimo che mi servirà durante l’autunno, e mentre cadranno le foglie, il che sarà certo meraviglioso e dura solo poche settimane.

Sono sicuro che riuscirei a fare un bel po’ di lavoro, in questo periodo non vorrei quindi ritrovarmi senza il giallo o il blu. Se la cosa ti fosse un po’ pesante, potrei farcela benissimo senza il blu e i carmini più cari. Un tubo di blu di Prussia rende quanto l’oltremare o il cobalto e costa
tre volte meno.

Ora, un po’ sbiadisce, ma se uso il bianco di zinco puro, riuscirò a fare senza il resto se fosse necessario. Delacroix giurava per quel blu volgare e lo usava spesso. Perciò ti informo in anticipo dello stato delle cose, benché per questa famosa caduta di foglie manchi ancora del tempo. Devo lavorare come un mulo finché dura l’autunno, se voglio riguadagnare la spesa dei mobili.

Avrei ancora voluto fare dei girasoli, ma erano finiti. Sì, in autunno mi piacerebbe proprio fare una dozzina di tele da trenta e per quanto posso prevedere ciò è relativamente semplice.

In certi momenti mi prende una straordinaria lucidità, in questi giorni che la natura è così deliziosa e io non sono consapevole di me stesso e i quadri mi vengono come in sogno. Temo che la conseguenza di questo sarà la malinconia, quando arriverà la brutta stagione, ma cercherò di sottrarmici con lo studio del disegno e delle teste. Mi ritrovo sempre frustrato nelle mie migliori capacità dalla mancanza di modelli ma non me ne preoccupo, faccio paesaggi e mi impegno con il colore senza chiedermi dove arriverò. So solo questo, che se andassi a supplicare i modelli dicendo: posate per me, ve ne prego, farei come il buon pittore di Zola nell’
Oeuvre. Sicuramente Manet non ha dovuto farlo. E Zola nel suo romanzo non dice come hanno agito coloro che nella pittura non vedevano nulla di soprannaturale.

Ma non critichiamo il romanzo di Zola. Ti invierò cinque disegni di Bernard del genere degli altri. Gli ho scritto che, dato che Gauguin non si era espresso chiaramente sul fatto di venire qui o meno, non potevo offrire a lui, Bernard, un’ospitalità gratuita o anche rimborsata da quadri o disegni. Qui il solo mangiare gli costerebbe comunque di più di vitto e alloggio nel luogo dove si trova ora. A meno che, mangiando nello studio, con o senza Gauguin, non
si facciano delle economie. Ma in ogni caso non sarò io a spingerlo a venire. Facendo conto di trascorrere qui l’inverno, la sua compagnia mi sarebbe gradita, ma prima di tutto è necessario che faccia bene i suoi calcoli.

Se in questi giorni Gauguin ci darà una risposta sicura, allora potremo vedere cosa fare con Bernard. Mi sembra che a lui andrebbe benissimo qui, ma il padre dovrebbe essere un po’ più generoso nei suoi confronti. Perché Bernard fa del suo meglio. Eppure questi disegni mi piacciono meno dei precedenti.

All’inizio del prossimo mese ci saranno molte cose che mi cadranno addosso tutte insieme: le cornici e i telai, che faccio fare qui per la decorazione della casa, insieme all’affitto del mese e alle spese per la donna di servizio. Ma posso aspettare a ritirare le cornici e i telai e quindi conto di cavarmela comunque.

Spero solo che, lavorando sodo, alla fine di un anno avrò abbastanza quadri per presentarmi, se lo volessi o se tu lo desiderassi, nel periodo delle esposizioni. Da parte mia non ci tengo, ma mi interessa farti vedere qualcosa che non mi pare così male. Io non esporrò, ma potremmo tenere in casa del lavoro mio che può provare che non sono né trasandato né fannullone, e così starò più tranquillo. La cosa importante è che mi dia da fare, come fanno i pittori che lavorano esclusivamente per le mostre.

Che si esponga o meno bisogna produrre, e solo allora si ha il diritto di fumare la pipa in santa pace.

Ma quest’anno sarò produttivo e mi sforzo di fare in modo che la nuova serie sia migliore dei primi due invii. E fra tutti gli studi spero che alcuni siano dei veri quadri.

Per quanto riguarda il cielo stellato spero sempre di poterlo dipingere e forse, una di queste sere, andrò in un campo arato, se il cielo sarà luminoso.

Il libro di Tolstoij,
La mia religione, è già stato pubblicato in francese nel 1885 ma non l’ho visto in nessun catalogo. Sembra che Tolstoij non credesse alla resurrezione né del corpo né dell’anima. Sembra poi che non credesse soprattutto al cielo, quindi ragionava sulle cose come i nichilisti, ma, diversamente da questi, dava una certa importanza al fare bene ciò che si fa, dato che probabilmente non c’è altro. E se non credeva alla resurrezione, sembra invece che credesse nel suo equivalente – alla durata della vita, al cammino dell’umanità, all’uomo e alla sua opera che prosegue nell’umanità attraverso le generazioni seguenti.

Comunque non sono solo consolazioni effimere quelle che lui offre. Gentiluomo egli stesso, s’è fatto operaio, sapeva fare le scarpe, riparare le stufe, condurre l’aratro e vangare la terra.
Io non so niente di queste cose, ma so rispettare un’anima umana abbastanza energica per rieducarsi in questo modo. Mio Dio, nonostante tutto non ci possiamo lamentare di vivere in un’epoca di fannulloni, quando vediamo l’esistenza di persone simili, che non credono molto al cielo stesso.

Egli credeva – mi pare di avertelo già detto – a una rivoluzione pacifica, nata dal bisogno di amore e di religiosità, che avrebbe dovuto farsi strada fra la gente come reazione allo scetticismo e alla sofferenza disperata ed esasperante. A presto.

Dato che la tua ultima lettera è arrivata venerdì, se ricevessi tue notizie venerdì prossimo andrebbe magnificamente bene. Ma non c’è fretta, arriverà sempre a tempo. Una stretta di mano.

Sempre tuo


Vincent