Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

Il pittore come eroe
Prima sezione

Nell’estate del 1888, dopo avere dipinto la serie memorabile con i campi di grano nella pianura della Crau e attorno all’abbazia di Montmajour, nei pressi di Arles, Vincent van Gogh realizzò un piccolo quadro. Quella tela, intitolata Il pittore sulla strada di Tarascona e conservata nel Kaiser Friedrich Museum, venne distrutta durante un bombardamento alleato su Magdeburgo sul finire della Seconda guerra mondiale. Vi si vede il pittore, Van Gogh stesso, che cammina sotto il sole andando incontro al suo lavoro quotidiano nella campagna. Il sentiero è tutto tormentato di tacche di colore e su di esso si stende minacciosa, come la testa di un rapace che ghermisce, l’ombra del viandante. Lui vestito di un azzurro un poco più scuro del cielo, mentre si fissa esattamente al centro di due alberi, molto giapponesi nel loro disegnarsi dentro la vastità di quello stesso cielo.

Il cavalletto sulle spalle, la tavolozza e i colori nella mano destra, una tela sotto il braccio sinistro, assieme a un bastone molto sottile. Sotto il cappello di paglia a larghe tese, del giallo come del grano, lampeggiano i suoi occhi chiari, di quell’azzurro che sfuma nel verde e così si confonde.

Ecco, la mostra parte da qui. Da questo quadro invisibile perché non più visibile. Ci sono tanti modi di cominciare un viaggio, questo nuovo viaggio con Van Gogh. Tanti quanti ne ha indicati lui. Infiniti. Ma questo è forse il più sulfureo, misterioso e cangiante in tutte le sue sfumature. Febbricitante sempre, e allarmato nel suo incontro con il destino. Il viaggio di questo pittore, il viaggio di Vincent van Gogh, è precisamente il viaggio dell’eroe. Il pittore come eroe. Colui che ha un compito, una missione da compiere e a essa tutto sacrifica.

È a questo tipo di pittore, a questo eroe moderno, che Francis Bacon ha guardato quando ha deciso di dipingere alcune tele meravigliose, traendole proprio da quell’immagine che restava in seguito alla distruzione del quadro dopo il bombardamento su Magdeburgo.

Un grande pittore che dialogava con un pittore eroe morto ormai da ben più che mezzo secolo. Pensava a rendergli omaggio, poiché dentro di sé aveva sempre idolatrato quell’olandese finito male in terra di Francia, in mezzo ai campi di grano. Rendergli omaggio come si fa sì con il proprio eroe, ma l’eroe di tutti, quando la singolarità dell’esperienza diventa quella di una moltitudine. Cominciò così a concepire alcune immagini, il loro senso, la loro verità. In quella fascinazione che aveva per realizzare i suoi tanto particolari ritratti, tali da rendere perfino i respiri di una persona, le pulsazioni del suo cuore, il ritmo.

In Bacon c’era il desiderio di rappresentare Vincent come un viandante in perenne cammino, sfruttando quel taglio cinematografico che faceva emergere la figura come una silhouette quasi bruciata dal sole della Provenza. Quel sole che rendeva evidente oltre ogni dire il ruolo dell’ombra. Tanto che il nero risultava nelle tele di Bacon un elemento fondante molto più che non lo fosse stata l’ombra presente nel dipinto di Van Gogh.

Infine, dopo rabbiose e grondanti settimane di lavoro, nel marzo 1957, nella Hanover Gallery di Londra vennero esposte alcune tele che Francis Bacon aveva dedicato a Van Gogh. Partivano da quel quadro che l’artista aveva visto nella monografia del 1945 pubblicata da Phaidon. Era la serie degli Studi per un ritratto di Van Gogh e fu l’incerta, tellurica, grondante messa a fuoco di una figura che attraversava lo spazio dell’opera come stesse solcando lo spazio del mondo. Appartenendo alla vita e insieme alla morte, al tempo di prima e al tempo di poi. C’era in quei quadri il senso di una direzione, l’apertura verso le strade dell’universo.

Bacon ha dipinto Van Gogh proprio così. Come chi parte e non è mai partito. Chi viaggia ancora dopo avere a lungo viaggiato. E forse il suo viaggio l’ha condotto nell’interstizio possibile tra il respiro e la sospensione del respiro, tra il pieno e il vuoto.

Bacon ha dipinto Van Gogh proprio così. Per questo motivo la mostra nasce eccezionalmente da tre dei suoi quadri dedicati a Vincent van Gogh, compresi nella prima sala. Il pittore come un eroe, colui che annuncia il futuro pur nell’apparente fallimento. E si carica il mondo sulle spalle.