Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
10 Ottobre 2020 - 11 Aprile 2021

Piero Vignozzi
Il giardino degli iris

Quando Vincent van Gogh, il giorno 8 maggio 1889, bussa al portone della casa di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole, a Saint-Rémy, accompagnato dal reverendo protestante di Arles, Frédéric Salles, non sa che sta per avere un’apparizione. Percorre il viale di sassi bianchi oltre quel portone, il viale che conduce verso la bella chiesa romanica che sulla sinistra ha la casa del dottor Peyron, il direttore dell’istituto. Prima di giungere al suo cospetto, alla fine del viale, sulla destra contro il muro di pietra gli appaiono alcuni iris. Li guarda ammirato. Ancora una volta i fiori, con quel colore di un tramonto già avvenuto e di una sera fatta di muschio e fiati silenti. Fatta d’incanti. Nei giorni successivi, la proibizione che il dottor Peyron gli dà di uscire dalle mura di Saint-Paul lo obbliga a una perlustrazione interna. E nel giardino, come primo tema per la sua pittura in quel luogo nuovo in Provenza, indicherà proprio gli iris.

È stata facile la scelta di Piero Vignozzi, il grande artista fiorentino, quando si è trattato di pensare agli iris. Lui questi fiori li ha dipinti tante volte nel corso della sua vita, ne ha fatto anzi una tra le cose più belle della sua operosità così poetica e toccante, così adagiata sul nulla di un palpito di luce. Ha iniziato a lavorare subito a nuove versioni degli iris, in vista di questa mostra. Conosco Vignozzi da molto tempo, ho scritto tante cose su di lui, per cui nulla del suo lavoro dovrebbe per me essere una sorpresa. Invece, davanti agli iris che ha messo sulla carta in queste ultime settimane, il mio stupore davanti a tanta bellezza è sorto immediato. Vignozzi ha assunto su di sé il senso di malinconia segreta di Van Gogh entrato nella casa di cura. Quell’essere, gli iris del giardino, il principio e la fine dell’orizzonte, la necessità di stare e la speranza di andare. In quel colore come della sera, Van Gogh ha messo la sua anima e Vignozzi ugualmente la propria.