Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
la mostra, aperta tutti i giorni, è prorogata fino al 6 giugno

Laura Villani
Le cose di Vincent

Amare i luoghi, amare le cose, attraversare lo spazio di un momento trattenuto e dilatato nel tempo. Assaporare la luce nella penombra della visione. Svuotare la mente e ritrovarsi lì. In quel luogo preciso, mai incontrato. Sotto una luna rossa che illumina una sedia rimasta lì per caso. Sotto una luna ardente che ci indica una scala. E la scala, appoggiata a una montagna, ci invita a salire per portarci lontano. Come un ponte verso l’infinito. Verso il buio di un cielo intimo e immenso. Il buio che collegava Vincent all’eterno e alla dimensione mistica. Il buio che avvolge la coscienza e distilla il nostro destino.

Questo è il punto esatto dove ho incontrato Vincent, dove ho sentito il suo essere principio senza essere una fine. E nel tempo sospeso ho proiettato i miei scenari, nell’unico tempo che rende possibile il mio sentire.

Si aprono radure. Terre isolate tra monti, caverne, vulcani solitari e acqua. Sì, l’acqua non manca. Acqua scura e profonda, misteriosa. Riflette l’ombra della notte. Dà sollievo all’arsura di territori scarni e ammutoliti. Dà sollievo al viandante che percorre instancabile il cammino. Ma Vincent non appare, lascia dietro sé ciotole, case, mulini, ruote di carri e di arcolai. Tracce del suo vagare tra le infinite regioni dello spazio e del tempo. Simboli della sua profonda indagine sull’esistenza. Abitano la terra che a tutti noi appartiene. Come saggi contemplano la vastità dell’universo. Dall’alto di una montagna sospingono lo sguardo fino a toccare i limiti del cosmo. Sono forse i custodi della verità? Questo non potremo mai saperlo. E il silenzio si propaga, ricopre ogni cosa, mentre il vuoto ci svela come è effimero il nostro essere nel mondo.

Ed è qui, nella natura segreta e nel segreto della natura che ho inseguito la voce di Vincent. Il suo canto ampio e sublime, fatto di respiro, di tempo sconfinato. Fatto di assoluto.

«Non conosco altra via se non quella di lottare con la natura fino al momento in cui non mi rivelerà il suo segreto», così Vincent esprimeva la sua ardente tenacia nel perseguire la propria inesauribile ricerca.

Noi esseri umani da sempre siamo attratti dal mistero, dall’ineffabile, dal non visibile. Ci siamo spinti oltre vasti confini. Il viaggio fisico e il viaggio mentale ci possono condurre, se non alla scoperta della verità, almeno alla consapevolezza della sua esistenza.

Nella natura arcaica dei primordi del mondo, forse possiamo ritrovare il nostro candore, la nostra antica innocenza. L’equilibrio ancestrale con l’ordine naturale e con la vita.

A Vincent che è come il fuoco, a Vincent che è come il lago.

Laura Villani