Van Gogh. I colori della vita

Padova, Centro San Gaetano
la mostra, aperta tutti i giorni, è prorogata fino al 6 giugno

Cetty Previtera
I colori delle montagne

Ho dipinto pensando alle montagne di Vincent van Gogh. Esse appaiono in tanti suoi quadri di paesaggio, vibranti e cariche di colore. Sono le Alpilles, la catena montuosa che vedeva dal suo ricovero a Saint-Rémy. Cime, orizzonti aguzzi o morbidi, cave, cieli e rocce. Io ho qui di fronte a me il grande vulcano Etna, che è la mia Montagna.

Ho cominciato così a osservare il mio paesaggio cercando spunti per legare la visione pura e forte di un pittore grandissimo alla mia pittura. Ho iniziato a scrutare da vicino ogni pennellata di Vincent, la sua pittura che non è un racconto formale, ma è un racconto di ciò che accade ai colori nello stare vicini, nel sovrapporsi, nell’allontanarsi. Ho imitato, per conoscerle, le pennellate, sempre decise e lunghe e dense, di Vincent, le forme, per carpirne il significato in natura. Ho percorso con lui i sentieri dentro i quadri, ho incontrato donne, alberi, covoni, contadini, rocce, cespugli, acqua. Ho dipinto queste montagne raccolta nel mio studio, intervallando la pittura con passeggiate durante le quali ho cercato la possanza, i confini col cielo, l’aria tutta del paesaggio, cercando di vedere come Vincent. Ho trovato persino una punta di montagna, sui Peloritani, tanto simile alla punta del monte Gaussier!

Ho preso pezzi dei suoi paesaggi e ne ho fatto scorci nuovi, mi sono data la possibilità di accogliere sulle tele nuove realtà. Ho preso gusto nello stare in quei luoghi. Ho amato stare dentro il burrone, la discesa in quella profondità sicura e accogliente come una madre, un luogo in cui ritrovarmi con le mie cromie spesso indecise e cangianti.

Sono stata con Vincent di fronte alle ampie vedute, in mezzo a macchie grandi di colore. Alcune volte questi paesaggi di montagna sono diventati come il mare che vedo da qui, dando le spalle alla Montagna. Sono diventati blu. Mentre dipingevo, leggevo le sue lettere e ci trovavo il suo pensare puro della pittura, fresca e diretta a nient’altro che a sé stessa.

Molto spesso ho giocato. Ho trovato che alcuni paesaggi avessero un richiamo giocoso, i colori e le forme alcune volte si sono trasformati in luoghi di spensieratezza. Ho sentito, spesso, il dramma e il gioco della pittura. Il piacere, la necessità e il dolore. Ho inseguito il mio bisogno di astrazione, ho trovato nelle cave e tra le rocce la possibilità di grandi superfici aperte a forme e colori, a punti e linee. Dipingo sempre partendo dalla realtà. Questa volta ho dipinto partendo dalla realtà di Vincent, e l’ho trovata sincera.

Cetty Previtera