I colori delle stelle

Il romanzo di Marco Goldin

dal 15 novembre, disponibile in libreria e negli store digitali
edizioni Solferino

Madame Ginoux

(brano tratto dal romanzo di Marco Goldin, I colori delle stelle)

[...] La mattina di sabato 3 novembre, quando Vincent vide dalla sua finestra che la signora Ginoux, moglie del titolare del Café de la Gare, stava attraversando la piazza per venire nella Casa Gialla, pensò che finalmente una donna arlesiana aveva accettato di posare per lui. Anche se dentro di sé sapeva benissimo che era stato Gauguin a convincerla. Scese le scale e aprì la porta prima che Marie bussasse. Era vestita con l’abito più bello, nero, lungo, con un gran collare bianco che spiccava e faceva risaltare il suo viso insieme stanco e misterioso, come quello di un’antica divinità. Paul uscì un attimo dopo dallo studio, attraversando la cucina, e salutò la signora Ginoux. Poi tutti insieme si diressero proprio nello studio, sul cui fondo, contro la parete, stava una sedia vuota. In attesa. Marie si mise composta, ferma, con il gomito sinistro appoggiato su un piano e questo rendeva il suo corpo appena orientato proprio verso sinistra. Il cielo era un po’ nuvoloso e dalla finestra entrava quella luce naturale, ma Vincent, due settimane prima dell’arrivo di Gauguin, aveva fatto installare il lume a gas nello studio e in cucina, per poter così dipingere anche dopo l’ora del tramonto. Paul lavorò con la sua solita calma a un grande disegno, che dentro di lui sapeva sarebbe stato utile per un quadro che aveva già in mente di fare e nel quale la signora Ginoux sarebbe diventata la protagonista. Dalla finestra alla sua destra veniva la luce del giorno che si posava distesa sulla guancia, mentre Marie rivolgeva lo sguardo verso Gauguin, che quindi la poteva vedere negli occhi. Vincent la osservava di lato, in una specie di assenza dal mondo. Per Paul non era una semplice modella, perché quello sguardo che li faceva vicini era già un contatto, un incontro nell’aria. Non gli interessava la sola riproduzione del viso, ma voleva l’anima, fare che quella di lei toccasse la sua. Voleva che quello sguardo, ogni sguardo, potesse diventare una carezza, un respiro, il battito del cuore, per sentirlo anche quando sembrava impossibile poterlo ascoltare. Questo chiedeva Paul al suo disegno e per questo Marie si rivolgeva a lui nel segreto, con gli occhi sospesi fatti di luce e di vento, senza paura, perché viene sempre un momento nella vita in cui gli occhi guardano l’immenso e vi si perdono. Pensò.

[Paul Gauguin, Caffè di notte ad Arles (Madame Ginoux), 1888 / Mosca, Pushkin Museum of Fine Arts]