MONET. UNA VITA A COLORI
Le scene dello spettacolo
Marco Goldin
Prologo

Il Prologo dello spettacolo teatrale Monet. Una vita a colori ho desiderato da subito che potesse generare nel pubblico una grande emozione di partenza. Come essere catapultati senza preavviso dentro un mondo che è insieme del sogno e della vita. Dovrà essere una assoluta sorpresa per chi siederà a teatro e quindi qui posso solo dirvi un paio di cose. Un Monet che troveremo a camminare sotto le scogliere della Normandia ci racconterà direttamente la sua infanzia e i primissimi anni trascorsi a Le Havre, dopo il trasferimento da Parigi nel 1845. Ma ad aprire lo spettacolo stesso sarà un dialogo molto particolare, di forte intensità emotiva. Il tutto accompagnato dalle immagini di Luca Attilii e dalle musiche originali di Remo Anzovino al pianoforte. Sarà un’atmosfera subito sorprendente.
Scena 1

Subito dopo il Prologo un momento di vera e proprio esplosione cromatica e musicale (con Fireworks) condurrà lo spettatore dentro la prima scena dello spettacolo, quella dedicata al tempo giovanile di Monet. Si tratta di quel decennio che va dalla fine degli anni cinquanta alla fine dei sessanta, tra le spiagge di Normandia attorno a Le Havre e Honfleur e la foresta di Fontainebleau. Ognuna delle cinque scene di cui si compone lo spettacolo avrà al suo interno uno o più momenti musicali dedicati, con i brani che Remo Anzovino ha scritto in piena e precisa continuità con quello che sarà il mio racconto e con le opere. In questo caso il brano ha per titolo Luce del bosco ed è ovviamente ispirato ai quadri realizzati da Monet attorno al villaggio di Barbizon soprattutto nel 1865. Per il resto la scena partirà dalle passeggiate di un giovanissimo Monet con Boudin sulle spiagge di Normandia fino ad arrivare ai quadri meravigliosi dipinti sulla costa di Sainte-Adresse nel 1867. In uno sfavillare di luci, colori e immagini sui vari schermi ospitati sul palcoscenico, attorno alla panchina centrale e alle piattaforme girevoli su cui saranno alloggiati i due musicisti.
Scena 2

La seconda scena dello spettacolo sarà dedicata al decennio canonico dell’impressionismo, che vede Monet in prima fila sia nel suo lancio sia nell’esecuzione di quadri che resteranno nella memoria di tutti. Sono tre i luoghi fondamentali di questo viaggio: prima di tutto il villaggio di Argenteuil lungo la Senna, ma poi ovviamente Parigi e infine un altro villaggio sempre sul fiume, Vétheuil. Alcuni rarissimi filmati storici, e così tanto suggestivi, integrati nella nostra produzione contemporanea, daranno il senso più pieno di quel tempo aurorale per la pittura. La Senna sarà il centro di tutto in questa scena, per i riflessi sull’acqua, per il suo movimento, per l’uso del celeberrimo bateau-atelier. Si arriverà fino a quell’episodio cardine per la messa in crisi dell’impressionismo che sono i disgeli sulla Senna dipinti da Monet tra il 1880 e il 1882. Accanto al brano musicale Lungo la Senna, in questo caso piano solo, la scena stessa vedrà la prima delle due canzoni che ho scritto assieme a Remo Anzovino per la voce di Daniela Savoldi. Non posso anticiparvi nulla di più e vi dico solo che è dedicata a Camille Doncieux, la prima moglie dell’artista. Camille che, in modo quasi segreto, aveva aperto all’inizio del Prologo lo spettacolo.
Scena 3

La terza scena dello spettacolo avrà al suo centro la figura di un Claude Monet viaggiatore. Il racconto che farò ogni sera sul palcoscenico verterà molto sui luoghi, tanti, che l’artista ha frequentato e nei quali, dopo il giusto ambientamento, ha infine dipinto. Qui sto parlando in modo specifico degli ultimi due decenni del XIX secolo, quando la costa di Normandia, ma specialmente le sue scogliere, tornano al centro della pittura di Monet. E poi ancora tra il 1896 e il 1897, allorché la pittura si fa sempre più evanescente. La musica di Anzovino che si ascolterà in questa parte dello spettacolo è intitolata Étretat, particolarmente movimentata, a evocare forse il luogo più noto dipinto lì da Monet. Ma saranno anche i paesaggi incendiati di colore realizzati a Bordighera nel 1884 o quelli di Antibes del 1888. Il soggiorno, molto poco conosciuto, in Norvegia all’inizio del 1895, mi ha dato invece lo spunto per scrivere il testo della canzone “Le parole della neve” che Daniela Savoldi interpreterà in questa scena, accompagnandosi anche al violoncello assieme a Remo Anzovino al pianoforte.
Scena 4

La quarta scena dello spettacolo, la più breve tra tutte, sarà dedicata al lavoro di Claude Monet in due grandi città europee, Londra e Venezia. Con la prima il pittore ha avuto una lunga consuetudine, giuntovi per la prima volta nell’autunno 1870 al tempo del suo esilio dovuto alla Guerra franco-prussiana. Vi è tornato poi ancora e soprattutto nelle tre, lunghe occasioni del 1899, 1900 e 1901, realizzandovi quadri di straordinaria modernità e bellezza. Il racconto che sul palcoscenico farò di questi soggiorni londinesi è stato lo spunto per la bellissima musica scritta da Remo Anzovino per questa scena e intitolata ovviamente Aria di Londra. Nell’autunno 1908, in quello che è stato l’ultimo, vero viaggio di Monet al di fuori della sua proprietà a Giverny – se si escludono spostamenti più locali -, l’artista risiede per oltre due mesi a Venezia, città con la quale l’amore non sboccia subito ma poi è grande il dispiacere di doverla lasciare. Tutta questa scena vivrà tra l’altro di straordinarie immagini, tra cui sequenze filmiche storiche – tra fine Ottocento e inizio Novecento – rintracciate in archivi quasi irraggiungibili.
Scena 5

La quinta e ultima scena dello spettacolo è la più lunga tra tutte perché raccoglie i frutti del sublime lavoro di Monet dalle serie famosissime con i covoni, i pioppi e le cattedrali, all’inizio dell’ultimo decennio del XIX secolo, fino all’incommensurabile romanzo delle ninfee, dal 1897 e poi per i successivi trent’anni. La scena sarà dunque ricchissima e coprirà da sola praticamente un terzo dell’intero spettacolo. Per questo motivo saranno due e non uno i brani musicali scritti da Remo Anzovino per tale scena, dapprima Una vita a colori, un po’ il tema dominante, e poi Nel giardino eterno, come sempre con i video affascinanti di Luca Attilii a fare da contrappunto alle musiche. Il primo sul tema dei fiori del giardino e il secondo soprattutto sulle ninfee. Il mio racconto dedicato prima alle serie e poi al giardino incantato sarà continuamente accompagnato da immagini lavorate nel linguaggio più contemporaneo da Geremia Vinattieri. A un certo punto compariranno anche alcune scene dal brevissimo film su Monet girato, nell’estate del 1915, da Sacha Guitry a Giverny, in una giunzione tra la meraviglia del colore e il bianco abbagliante degli abiti di Monet all’inizio del secolo. Il finale, così come accaduto per l’inizio, ve lo lascio come una sorpresa da scoprire a teatro.