Biografia
Carmelo Zotti nasce a Trieste nel 1933 da padre istriano e madre cipriota. Trascorsa l’infanzia nella città natale e successivamente a Napoli, nel 1945 si trasferisce a Venezia dove, allievo di Bruno Saetti, frequenta l’Accademia di Belle Arti. Nel 1954, rivelandosi tra i giovani artisti più promettenti, vince il primo premio dell’Opera Bevilacqua La Masa; del 1956 è la sua prima partecipazione, con tre dipinti, alla Biennale di Venezia, mentre nel 1958 consegue il primo premio alla Biennale Internazionale dei Giovani di Gorizia.
Riconoscimenti, questi, con cui si inaugura una lunga e prestigiosa attività espositiva che, oltre a vederlo presente nelle più importanti rassegne nazionali e internazionali, è costellata da numerose personali, tra le quali si ricordano le antologiche al Museo d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia (1995) e alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (1998).
La pittura di Zotti sin dagli inizi si è svincolata da modalità provinciali per assumere presto un timbro europeo, soprattutto in direzione simbolico-surreale. A Venezia è nata la propensione di Zotti verso un mondo mitico e favoloso, segnato da una riconquistata protomediterraneità; propensione, questa, che l’artista ha accentuato attraverso le molteplici esperienze in Egitto, in India, in Birmania e in Messico, favorita già negli anni dell’Accademia dalla vicinanza di un maestro come Saetti, che lo orientò verso una decantazione irreale e sontuosa del colore, di fondo bizantineggiante.
Il temperamento emotivo e sensuale di Zotti lo ha portato dapprima ad accentuare il simbolismo segnico e cromatico con una pittura basata su impulsi psichici e “memorie” filtrate attraverso la cultura orientaleggiante. Quindi, a partire dalla metà degli anni sessanta, la sua peculiare maniera si è sempre più delineata in una rievocazione, in chiave onirica e metafisica, di un mondo favoloso ricco di ancestrali richiami, in cui alcuni elementi simbolici (la piramide, la sfinge, l’elefante) si ripetono in variazioni e deformazioni ora liriche ora mostruose.
Successivamente, Zotti ha reso più nervoso e libero il segno, più acceso e sciolto il colore, imprimendo un carattere espressionista alle sue rappresentazioni, che continuano peraltro a ispirarsi a un mondo intimo fatto di personali esperienze, di visionarie e mitiche trasfigurazioni. Insomma, il progressivo e coerente sviluppo di un’azione pittorica che trova conferma nella serietà del suo impegno umano, negli alti risultati di volta in volta conseguiti.
Con il passare degli anni, il percorso artistico ed esistenziale di Zotti ha fatto sì che la sua pittura – fattasi sempre più “teatrale”, e caratterizzata da un senso primordiale del colore – seguisse modi e tempi del tutto autonomi, quasi contro corrente, elaborando un linguaggio certamente non omologabile, in cui figurazione e astrazione, memoria e storia, convivono felicemente sin dall’inizio.
Dal 1973 al 1990 è titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Lasciato l’insegnamento, la sua ricerca è proseguita con la realizzazione di quadri nei quali domina ancora l’elemento naturale – palme, cespugli, alberi – intrecciato al mondo onirico, che tanto aveva connotato la sua pittura sin dall’inizio. Nel 1991 esce un testo monografico sulla sua pittura di Claudio Cerritelli (Carmelo Zotti. Il presagio della pittura); nel 1993 Marco Goldin e Guido Giuffrè curano la mostra Zotti. Opere 1958/1992, nella quale delineano il percorso storico della produzione dell’artista. Nel 1995 la Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro gli dedica un’ampia retrospettiva (Carmelo Zotti. Dalla rappresentazione alla pittura), mentre nel 2002 la Galleria Fidesarte di Mestre (Venezia) raccoglie in una mostra tutti i suoi disegni dal 1962 al 2002.
Il 16 maggio del 2007 muore nella sua casa di Treviso mentre era ancora in corso l’antologica a lui dedicata nella Galleria Civica di Palazzo Loffredo a Potenza.
Un importante omaggio all’arte di Zotti è una serie di mostre, Zotti&Allievi. Nell’arte e nella vita, iniziato il 5 settembre 2008 a Fiume (Rijeka, Croazia) presso il Museo di Arte Moderna e Contemporanea per coinvolgere poi la Obalne Galerije di Pirano (Slovenia), la Galerija Loza Koper di Capodistria, il Museo Correr e i Magazzini del sale di Venezia. Il progetto espositivo, nato nel 2006 da alcune conversazioni tra Franco Jesurun, direttore di Trieste Contemporanea, Branko Franceschi, allora direttore del museo di Fiume e lo stesso Zotti, è stato realizzato da Brigitte Brand, artista e moglie del pittore, e voluto fortemente da tutti i suoi allievi di Croazia, Slovenia e Italia.