[...] E adesso avete davanti questa mostra. Ho desiderato farla. Ho lavorato a lungo sul tema, amatissimo, della natura dipinta, con molte esposizioni e molti libri. E un altro ampio progetto su questo, vado preparando. Ma è venuto un tempo in cui ho sentito la necessità, forte, di confrontarmi con qualcosa che ha sempre suscitato in me una risonanza dilagante. Questa mostra non è in alcun modo una storia del ritratto, anche se il ritratto dipinto ne costituisce l’elemento cardine e centrale. Non lo è, perché mai ha voluto esserlo. È invece il racconto dello sguardo. Dei molti sguardi che ho incontrato studiando la pittura. Da quelli abitati dallo spirito divino di Fra’ Angelico, fino a quelli, ciechi e pieni di corpo esposto, di Francis Bacon. Per questo motivo, nelle pagine che seguono, ho ragionato tanto a lungo, da diversi punti di vista, proprio sullo sguardo. Che è il vero tema centrale, il nodo attorno a cui la mostra si compone e si dispone. E che, spero, non lascerà indifferenti. Lo sguardo spiegato anche nella filosofia, nella poesia, nella letteratura in senso più ampio. Lo sguardo che non è solo osservazione di occhi stupefatti, ma è anche parte del corpo, sua estensione nello spazio, contatto con l’aria che si definisce nei colori della visione. Lo sguardo è una meravigliosa complessità, e per questo ho voluto dedicarvi una mostra e alcuni capitoli di questo libro. Una volta ancora, il desiderio di raccontare.
E nel proporre il titolo di questa esposizione, come un moto verso luogo, ho scritto Raffaello verso Picasso. Per me, il senso di un andare da una perfezione quasi apollinea nella rappresentazione di un volto, a quello di palese rottura della forma e riorganizzazione entro canoni diversi. L’andare dall’incanto rinascimentale all’inquietudine novecentesca. Non a caso, l’ultima sezione della mostra è la sola dedicata a un secolo identificato. Perché negli ultimi anni dell’Ottocento avviene una frattura, si attua lo stacco rispetto a quella lunga tradizione della forma che l’aveva resa inviolabile, immortale. Quando invece la forma si spezza, sussulta, si fessura da ogni lato sotto la spinta prima di Cézanne e poi naturalmente dei cubisti. Si scardina l’idea di una purezza che veniva dal tempo, lontanissimo ormai, di Botticelli e Raffaello. Per questo nel titolo c’è quel verso, a indicare un punto di partenza e un parziale punto di arrivo, a indicare un percorso lungo secoli. A indicare la complessità di una storia carica di suggestioni.Che si tende dallo sguardo svuotato di vita del Cristo deposto, a quello altero eppure confidente di un re. Da quello di una donna seduta sull’erba fino a quello, interrogante e attonito, di una figura che appare in una casa borghese. Dalla certezza dell’essere nel mondo dentro l’armonia rinascimentale, all’incertezza di essere colui, o colei, che interroga con lo sguardo.
Forse sbaglio, ma non ho voluto coltivare solo l’ambizione della storia. Nelle quattro sezioni in cui la mostra si articola, le presenze invece sono spesso variamente combinate e intrecciate. Seguendo il filo delle derivazioni, delle desinenze ma anche dell’incanto. Certo, una storia del ritratto emerge da tutti questi quadri, nelle soste che la mostra fa attorno a figure fondamentali. Per cui, chi la voglia leggere in questo senso, troverà utili, seppur non complete, motivazioni. Ma per chi voglia andare anche oltre, e riconoscere in tanti volti la pienezza appunto dello sguardo, questa mostra rappresenterà un emozionato viaggio dentro la coscienza più profonda. Che è appartenere al mondo e ugualmente sentire di far parte dell’infinito.
Un lungo viaggio. Che comincia nella Firenze d’inizio Quattrocento e prosegue poi, attraversando secoli e contrade di tante nazioni, fino a giungere a una casa davanti all’oceano. Su una piccola collina, dove il vento spazza l’erba della fine dell’estate. Sono sguardi che si rincorrono, volti sui quali si è posato, o abbattuto, il tempo. In tutti loro si può leggere, senza dubbio, il procedere della storia dell’arte, il gusto finissimo della pittura e la sua evoluzione. Comprendendo come ogni secolo sia dalla diversità e pur tuttavia dalla continuità con quello precedente. Osservando ogni quadro, si potranno scoprire le peculiarità di ogni scuola, di ogni artista, di ogni nazione. Sentire il battito forte del talento che si esprime, la sua pienezza raggiunta, l’essenza di quei volti e di quelle figure. E avere così, nella vastissima distensione dei secoli, l’idea di cosa sia stato dipingere un volto. Appunto, creare un ritratto. Anche quando quel volto stava a capo di un corpo, che si esprimeva attraverso la sua presenza nello spazio del mondo. Ma soprattutto, questa avventura interminabile, è dedicata allo sguardo. Alla sua incertezza, al suo dichiararsi, al suo essere se stesso, al suo ripararsi. Perché lo sguardo si prende cura, protegge. E questa mostra, volendolo in ogni modo, è il racconto di uno sguardo che ama. E toglie dal pericolo.
Marco Goldin, Prologo in forma di (quasi) privata confessione
(dal catalogo della mostra)

Linea Venezia-Milano, poi 8 minuti a piedi dalla stazione, percorrendo Viale Roma e il primo tratto di Corso Palladio. Oppure, sempre dalla stazione, prendere un autobus AIM (n. 1/2/5/7) e scendere alla fermata Piazza Castello.
Autostrada A4, da qualsiasi direzione si può scegliere sia l’uscita Vicenza Est che Vicenza Ovest e seguire le indicazioni per il centro storico.
Parcheggi consigliati: Park Verdi (Piazzale Bologna - zona stazione fs), Park Canove (Contra’ Canove Vecchie), Park Matteotti (Piazza Matteotti), Park Fogazzaro (Contra’ Pedemuro San Biagio).
Info parcheggi: 0444 320868
Raggiungere una delle due aree di sosta camper, Park Stadio (Via Bassano - zona Stadio) e Park Cricoli (Viale Cricoli). Dal lunedì al sabato si raggiunge il centro con il bus navetta. La domenica si consiglia il Park Stadio dal quale si raggiunge il centro in un quarto d’ora a piedi.
Fermata consentita in Viale dell’Ippodromo - zona stazione fs (sosta di massimo 15 minuti dalle 8.00 alle 20.00, compresi festivi, per permettere ai visitatori di salire / scendere dall’autobus).
Zona sosta in Via Pforzheim.
Vendita biglietti in mostra sospesa 45 minuti prima della chiusura.
Guardaroba gratuito obbligatorio per borse e zaini.
Accesso e servizi per i disabili.
Servizio di audioguide per i visitatori singoli.
Non possono essere ammessi carrozzine, passeggini, ombrelli, animali, cibo e bevande.
Sono consentiti marsupi per bambini all’interno della mostra.
Non è consentito l'uso di cellulari, macchine fotografiche o di altri apparecchi elettronici all'interno della mostra. Tali apparecchi potranno essere introdotti in mostra solamente spenti.
Ascolta l'introduzione alla mostra qui.
L’audioguida prodotta da Antenna International, grazie ai commenti arricchiti da brani d’intervista al curatore Marco Goldin, è uno strumento efficace per comprendere il senso della mostra in profondità. Attraverso una ampia selezione di opere commentate, introduzioni alle diverse sezioni ed approfondimenti tematici, l’audioguida accompagna i visitatori lungo tutto il percorso espositivo alla scoperta dell’affascinante evoluzione della rappresentazione della figura umana nei secoli. Con l’audioguida i visitatori compiranno un viaggio nel tempo sorprendente che oltre agli elementi storico-artistici svelerà gli aspetti meno conosciuti degli artisti e dei personaggi ritratti. Un viaggio alla scoperta della straordinaria capacità di indagine psicologica che i più grandi Maestri dell’arte di tutti i tempi hanno infuso nei loro capolavori facendone “rappresentazioni dell’anima”.
In questo viaggio raffinato ed intimo, le musiche accompagnano emozionalmente la narrazione e riflettono l’origine, il luogo e l’atmosfera delle opere, facendo si che il visitatore s’immerga nell’universo di ogni singolo artista presente in mostra.
L’audioguida è disponibile in italiano e in inglese e dura 1 ora circa.
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