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2 Giugno 2015

GRAZIE E UN ARRIVEDERCI PIU' IN LA'.
UNA LETTERA DI MARCO GOLDIN


Gentili amici di Linea d’ombra,

si è chiuso oggi per noi un quinquennio non facilmente dimenticabile. In questi cinque anni abbiamo lavorato in sette diverse città − Genova e Verona, Bologna e Vicenza, ma anche Rimini, San Marino e Passariano − con 2,6 milioni di visitatori in totale. Con questo numero tanto elevato, realizzato solo tra il 2010 e il 2015, abbiamo superato, con giustificato orgoglio, il totale di 10 milioni di visitatori complessivi da quando ho creato Linea d’ombra, alla fine del 1996. Quasi superfluo dire che nulla di tutto ciò avrei potuto immaginare in quel momento, distante oltre diciotto anni. Molte volte, nel corso della nostra attività, è toccato proprio a Linea d’ombra avere la mostra più visitata in Italia, e anche in questi ultimi cinque anni è accaduto in due circostanze. Nel 2012, con Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Genova (Palazzo Ducale) e nel 2014, con La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna (Palazzo Fava).

Un contributo d’importanza determinante, per costruire questi successi, lo hanno dato le mostre vicentine, realizzate le prime due in collaborazione con la città di Verona, dove ugualmente si sono svolte: Raffaello verso Picasso e Verso Monet, tra l’autunno del 2012 e la primavera del 2014. Infine, solo a Vicenza, Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento, che si è chiusa in Basilica Palladiana da pochi minuti ed è l’esposizione alla quale mi sono sentito più legato, per gli stringenti motivi personali che molti tra voi hanno ben compreso. E nei quali vi siete spesso ampiamente riconosciuti, come mi avete scritto numerosi.

Con i suoi 301.855 visitatori, essa rappresenta il successo di cui più sono felice. Non era facile portare a Vicenza, in poco più di due anni e con tre mostre in rapida sequenza, così tanta gente. E non era soprattutto facile farlo con quest’ultima dedicata ai notturni, perché veniva dopo le prime due così frequentate e a brevissima distanza dalla seconda. E perché si trattava della mostra di certo meno popolare tra tutte, della più intima, e nella quale, più di sempre, ho quasi costretto il visitatore a seguire il mio segreto percorso interiore. Eppure, moltissimi l’hanno visitata, spesso regalandomi riflessioni, pensieri, condivisioni di sentimenti che resteranno tra i ricordi più emozionanti di tutto il mio lavoro sulla pittura. Non posso che dirvi grazie per avermi accompagnato, quasi una moltitudine, in questo cammino.

(Per un momento, qui, a metà di questa lettera, tra parentesi per non disturbare, e prima di parlarvi d’altro, voglio confidarvi un segreto, perché tanti tra voi me l’hanno chiesto: qual è il quadro che in questi tre anni a Vicenza più ti è rimasto nel cuore tra le centinaia convocati in Basilica Palladiana? Beh, l’ho messo al principio di queste righe e per questo motivo sta lì, come segno di saluto insieme per un viaggio che finisce e che ricomincia. E’ quel toccante ritratto di Christina Olson, dipinto da Andrew Wyeth nel 1947. Molti lo ricorderanno, perché chiudeva, sigillandolo, il percorso della prima mostra, Raffaello verso Picasso. So che tanti, tantissimi l’hanno amato, così come io lo amo da sempre. Assieme al suo autore, che considero il pittore della mia vita, per quella bellezza segreta che incarna, in una stessa immagine, il senso della ferialità e dell’infinito. La brevità di una giornata e l’eterno del tempo. L’essere presenti anche in assenza. Con un fiato, un respiro. O un colpo di vento che viene dal mare. Come la luce.)

Ma ora riprendiamo. I 730.124 visitatori complessivi delle tre mostre a Vicenza rappresentano adesso per noi un obbligato punto di sosta. Come forse alcuni di voi sanno, avremmo dovuto, dopo oltre un decennio, tornare a lavorare a Treviso, la città nella quale sono nato e nella quale Linea d’ombra ha la sua sede. La città dalla quale le nostre mostre internazionali presero il largo. Il “caso Treviso” venne allora (1998/2004) definito, con 2 milioni di visitatori totali in una città di 80.000 abitanti.  In modo del tutto inatteso, e non dovuto alla nostra responsabilità, questo ritorno non avverrà. E dunque, per la prima volta dopo molti anni, data questa situazione, non vi saranno per voi mostre di Linea d’ombra nella prossima stagione culturale. Ovviamente molto ce ne dispiace, a maggior ragione perché tutto era stato preparato perché potesse ripetersi a Treviso il successo di allora.

A quel punto si è trattato per me di decidere, e ho creduto che la cosa migliore fosse quella di darsi un tempo più largo per costruire una grande esposizione che, nell’autunno del 2016, risultasse utile a celebrare il ventennale della nascita di Linea d’ombra. Prendendomi per primo io, come curatore, il tempo giusto per un progetto, ve lo assicuro, che non dimenticherete facilmente. Qualcosa di veramente speciale per questa occasione per noi altrettanto speciale, come il nostro ventesimo compleanno.

Non vi svelerò adesso né il tema della mostra, che sarà ampia e forte di circa 120 opere straordinarie che arriveranno da tutto il mondo, né la città nella quale si svolgerà. Vi posso dire che saranno coinvolti alcuni tra i maggiori musei internazionali, e anche importanti collezioni private che così idealmente apriranno le porte di casa. Poco per volta, nei mesi che succederanno all’estate ormai prossima, vi faremo entrare nelle stanze, adesso segrete, di questa esposizione. Sarà un viaggio di conoscenza che percorreremo insieme, senza fretta, scoprendo giorno per giorno quanta bellezza vi offriremo a partire dall’autunno del 2016. Da qualche parte in Italia. Vi terremo aggiornati su tutto, sull’evoluzione del nostro lavoro e sull’apertura delle prenotazioni, cui quasi certamente daremo il via nell’aprile del prossimo anno.

Non mi resta che salutare, stringendo a tutti la mano. E ringraziandovi per l’entusiasmo che ci avete dimostrato anche nella stagione espositiva appena conclusa. E lo voglio fare regalandovi alcuni versi meravigliosi di Fernando Pessoa, proprio al senso del saluto dedicati. Da Il guardiano di greggi (1911/1912):

“Saluto tutti coloro che mi leggeranno,
togliendomi il cappello a larghe falde,
quando mi vedono sulla mia porta
appena la diligenza spunta in cima al colle.
Li saluto e auguro loro sole,
e pioggia, quando la pioggia è necessaria,
e che nelle loro case, presso
una finestra aperta,
ci sia una sedia prediletta
ove possano sedersi leggendo i miei versi.
E che leggendo i miei versi pensino
che io sono una cosa naturale:
quell’albero antico, per esempio,
sotto la cui ombra si sedevano da bambini,
con un tonfo, stanchi di giocare,
e si asciugavano il sudore della fronte accaldata
con la manica del grembiule a righe.”

Una buona estate per tutti, e arrivederci.

Marco Goldin

 

Treviso, 2 giugno 2015