Tiziano Rubens Rembrandt

L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento
Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo

Treviso, Museo di Santa Caterina
29 Ottobre 2016 - 1 Maggio 2017

Introduzione

Qualsiasi tipologia di biglietto dà diritto a visitare, nel corso della stessa giornata, quanto di seguito specificato all’interno del Museo di Santa Caterina:
- Storie dell’impressionismo
- Tiziano Rubens Rembrandt
- Da Guttuso a Vedova a Schifano
- Collezione permanente della Pinacoteca civica da Tiziano a Guardi
- Sezione archeologica
- Chiesa di Santa Caterina con gli affreschi di Tomaso da Modena

Mostra ideata e curata da Marco Goldin

Cercavo un segno. Il più evidente possibile, ma non gratuito, non inventato. Anche il più personale, poiché sempre per me da questo nascono i progetti, le mostre, quello che scrivo. E come spesso accade nella vita, basta guardarsi indietro, tornare ai giorni nitidi e pieni di vento, di cieli chiari, della giovinezza. O dell’infanzia. Spesso alle estati caldissime, passata la scuola e chiuso il libro di lettura con l’ultimo disegno di un campo di grano e i papaveri rossi nel mezzo. Le tende veneziane abbassate in classe, con il colore verde dell’acqua cheta, per fare un po’ d’ombra da tutta quella calura di giugno fuori dal vetro.
Non so lavorare che così, lo so, l’ho sempre detto, l’ho capito subito, mentre l’emozione mi prende alla gola. Non so fare mostre, nessuna, se non partendo da questa emozione, e le mostre farle diventare un racconto. E tutto allora d’incanto si definisce, e la memoria non è più solo uno strumento di catalogazione o l’enunciazione di cose. E invece capisci come apra il tuo mondo dentro la forza e la luce della poesia. Senti d’improvviso uno schiocco nell’aria, ti giri e vedi quello che cercavi. E quello che cercavi viene come una cosa naturale. Ecco, avevo trovato il segno che andavo cercando. Così per cominciare.
C’è un’opera che molto mi ha affascinato fin da quando studiavo storia dell’arte all’Università di Venezia. Un’opera conservata nella città nella quale sono nato, nella quale abito e nella quale, nel 1996, ho creato Linea d’ombra, senza sapere come sarebbe andata. La città nella quale, dal 1998 al 2004, ho realizzato le mie prime mostre di carattere internazionale. Un’opera conservata dunque a Treviso. E precisamente nel Duomo, nella cappella Malchiostro, sulla destra dell’altare maggiore. E’ l’Annunciazione dipinta da Tiziano attorno al 1520, forse entro il 1523. Cercavo un segno nella mia città, a Treviso, per ricominciare. L’avevo trovato nel ricordo di questa grande tavola, nella quale la Madonna si dispone quasi timorosa, compresa nel segreto dell’anima, davanti all’angelo annunciante.
Allora ho pensato a come avrei potuto ricominciare da qui, da quel rosso della veste che si spande nello spazio reso spirito. Da quell’immagine di donna all’aprirsi del Cinquecento. Ci ho pensato per un po’ e alla fine ho deciso. Avrei chiesto qualcosa, per i vent’anni di Linea d’ombra, come un regalo di compleanno, a uno dei musei che tra i primi mi diedero fiducia al tempo delle iniziali mostre di carattere internazionale proprio a Treviso: la Scottish National Gallery di Edimburgo. Ma non qualcosa tolta a caso da quella straordinaria collezione, una delle maggiori in Europa. Avrei chiesto al suo direttore di prestarmi tre straordinari capolavori, perché avevo in mente di creare, accanto alla vasta mostra sulla Storia dell’impressionismo, un breve percorso che si attaccasse da un lato al mio segno, e sogno, tizianesco nella cappella Malchiostro in Duomo e dall’altro al mio desiderio di raccontare l’immagine femminile nella pittura prima degli impressionisti. Ma con pittori che per gli impressionisti avessero avuto un senso.


E dapprincipio quindi − non poteva essere che così − quel dipinto di Tiziano che, se andate a Edimburgo, campeggia sulla copertina del libro con i capolavori del museo. E’ la Venere che sorge dal mare, da lui realizzata, guarda caso, negli stessi momenti in cui il canonico Broccardo Malchiostro gli commissionava l’Annunciazione del Duomo di Treviso. Quale migliore occasione, quindi, di legare un Tiziano che da secoli sta in città a una celeberrima tela che soltanto nel 2003 il museo di Edimburgo ha acquistato dalle favolose collezioni del Duca di Sutherland? Legare, nella visione tizianesca del mondo femminile, l’immagine sacra e spirituale di Maria con l’altra immagine, quella di Venere che sorge dall’acqua entro i confini di una bellezza diversa.

Ma poi la storia doveva proseguire con il Banchetto di Erode (1635/1638) di Rubens e  Una donna nel letto (1647) di Rembrandt. Il mio desiderio non era quindi solo quello di poter esporre, come “capolavori ospiti”, tre dipinti celeberrimi nell’intera storia dell’arte, ma anche, e soprattutto, comprendere poi i moti di anticipazione del ritratto femminile degli impressionisti, da Manet a Renoir a Fantin-Latour. Oppure quanto Rembrandt fosse interessato a Van Gogh. Ritratto femminile appunto compreso nella grande mostra sulla Storia dell’impressionismo. Tra vicenda sacra, allegorica e storica. A cominciare infatti da Tiziano − e il quadro con la Venere che sorge dal mare lo esprime con tutta la chiarezza possibile − grande fu l’influenza di questi artisti sui pittori francesi del XIX secolo, nel momento in cui si trovarono a dipingere ritratti e figure. Sarà quindi, questa piccola ed esaltante mostra dossier, l’occasione per ulteriormente approfondire una delle questioni più affascinanti della pittura di tutti i tempi.

Marco Goldin