Rodin

Un grande scultore al tempo di Monet

Treviso, Museo Civico di Santa Caterina
24 Febbraio 2018 - 3 Giugno 2018

Presentando il biglietto dell'esposizione “Rodin” alla cassa del Museo Civico 'Luigi Bailo’, sarà possibile visitare a prezzo ridotto le due mostre dedicate ad Arturo Martini e a Gino Rossi, oltre alle collezioni del museo stesso.

Treviso, Museo di Santa Caterina

La mostra

a cura di Marco Goldin


Nel 1985, mentre stavo finendo di preparare la mia tesi di laurea in Storia della critica d’arte, tesi dedicata a Roberto Longhi e discussa all’Università Ca’ Foscari di Venezia, mi imbattei in un piccolo libro, appena uscito in traduzione italiana, scritto però nel 1902. Nel titolo, veniva indicato soltanto e semplicemente il cognome dell’artista cui era dedicato. Si trattava di non più che qualche decina di pagine. Mi colpì l’autore, che non era uno storico dell’arte, ma un poeta. E questo tornava a scaldarmi il cuore, perché avevo cominciato ad amare subito i poeti e i narratori che scrivevano d’arte e a loro mi avvicinavo con desiderio e passione, ancor più che agli storici e ai critici. Mi pareva che la pagina di un poeta contenesse certe intuizioni più folgoranti e dette con una parola più libera, di grande evocazione linguistica e d’immagini. Non a caso, proprio in quel momento, stavo analizzando per la mia tesi di laurea la struttura quasi romanzesca della frase di Roberto Longhi e leggevo i suoi saggi su Piero della Francesca, sull’Officina ferrarese, su Caravaggio o su Morandi come dei veri e propri romanzi.
Davanti al banco di una libreria della mia città, Treviso, presi quindi in mano quel piccolo libro che Rainer Maria Rilke aveva scritto, al principio del Novecento, su Rodin. Lo aprii e lessi la prima, folgorante riga: “Prima di essere celebre, Rodin era solo”. Mi bastava quell’incipit per capire subito dove mi trovavo, in quale magma del destino mi fossi inaspettatamente intromesso. E poi continuava, il grande poeta: “Istintivamente si cercano le mani che hanno dato forma a questo mondo. Ci si rammenta quanto piccole siano le mani dell’uomo, come si stanchino presto e quanto breve sia il tempo loro concesso per agire. E nasce il desiderio di vedere le due mani che hanno vissuto come cento, come un popolo di mani destatosi prima dell’alba per incamminarsi sulla lunga via che conduce a quest’opera. Ci si chiede chi sia il dominatore di quelle mani. Che uomo è mai?”. Da allora ho letto e riletto più volte queste pagine, che mi hanno spesso accompagnato nel racconto non soltanto dell’opera, ma anche della vita dei tanti artisti dei quali mi sono occupato in oltre trent’anni. Pagine che intercettano il senso della realtà che si mescola, nel suo meraviglioso eppur precario equilibrio, con il sogno e la memoria.

Mi venne proprio un sogno in quel momento, nei miei vent’anni o poco più, nel tempo in cui per un ragazzo si schiudono insieme previsioni e azzardi sul futuro, qualcosa che non si può chiamare, appunto, se non sogno. Di poter fare, prima o poi – avevo da un anno soltanto cominciato a curare le mie prime, esilissime mostre – qualcosa proprio su Rodin, non so se un’esposizione o una trama di vita. Poi è venuto il racconto della pittura, nel mio lavoro, amatissimo. Quasi mai mi sono accostato alla scultura, anche se Rodin talvolta l’ho sfiorato, in certe mie mostre, inserendovi qualche suo pezzo. Ma adesso ci siamo, trentadue anni dopo quel gesto di tenere tra le mie mani quel piccolo libro scritto da Rainer Maria Rilke. Ci siamo perché un’esposizione sul grande scultore si aprirà, e proprio nella mia città di origine, Treviso, lì dove avevo per caso letto la riga inaugurale di un testo bellissimo: “Prima di essere celebre, Rodin era solo”.

Così, realizzata grazie alla fondamentale collaborazione del Musée Rodin di Parigi, la mostra presenterà 80 opere totali, di cui 50 sculture tra le più famose e 30 lavori su carta. Si annuncia come un bel passo dal punto di vista della creazione di un significativo percorso critico e storico, anche attraverso il catalogo che l’accompagnerà. Tra l’altro, la rassegna di Treviso sancirà ufficialmente la conclusione dell’anno centenario della morte di Auguste Rodin (1917), dal momento che il museo parigino ha deciso di inserirla nel programma ufficiale che sta vedendo in tutto il mondo, ma non in Italia finora, esposizioni che appunto celebrino, o abbiano celebrato, questa importante data, dal Grand Palais di Parigi nella scorsa primavera al Metropolitan Museum di New York attualmente. Dunque, Treviso sarà la sola sede italiana che potrà essere inserita in questo calendario internazionale.
Il Musée Rodin metterà a disposizione le opere del più grande scultore del XIX secolo, e uno dei maggiori di sempre in questa disciplina. Tutte le opere più celebri saranno presenti, in formati piccoli e medi, e in certi casi anche in formati di grande dimensione, alcuni dei quali allora da ospitarsi nei chiostri di Santa Caterina. Sculture che hanno segnato la storia di quest’arte nei secoli: dal Pensatore al Bacio, dalla Porta dell’Inferno ai Borghesi di Calais. Titoli che, da soli, dicono già così dell’eccezionalità dell’evento.

Scultore celebrato già in vita come il più grande dei suoi contemporanei, Rodin per un decennio, a partire dalla metà degli anni sessanta del XIX secolo, conquista gli strumenti del mestiere lavorando come decoratore a bottega, in Francia prima e poi in Belgio, per impiegarsi quindi nella manifattura di Sèvres. La seconda metà degli anni settanta è il tempo delle prime, significative creazioni, puntualmente presentate a Treviso, come l’Età del Bronzo che tanto scandalo fece al suo apparire, e il San Giovanni Battista. Ma sono i vent’anni che principiano con il 1880 quelli delle grandi sculture, a partire proprio dalla porta che in quell’anno lo Stato gli commissiona per il futuro museo delle Arti Decorative. Un progetto, noto universalmente come La porta dell’Inferno, ispirato dalla Divina Commedia di Dante e che occuperà l’artista fino alla sua morte. Questo capolavoro eterno resterà per tutta la sua produzione futura un repertorio fecondo di figure riprese, assemblate e modificate, ovvero la base di un corpus straordinario di altre, autonome sculture. Su tutte il Pensatore e il Bacio, ispirato alla storia di Paolo e Francesca, raccontata da Dante nel canto V dell’Inferno. Nel susseguirsi di grandi passioni - tormentata e famosa quella con Camille Claudel -, Rodin, che in un viaggio in Italia nel 1876 aveva subìto indelebile il fascino delle opere di Michelangelo, anima la materia inerte del marmo e del gesso, a cui seguono le fusioni in bronzo, come nessuno prima di lui aveva saputo fare. Prendono quindi magnifiche forme il Busto di Victor Hugo, il Monumento a Balzac e, sopra tutte, quella, colossale, dei Borghesi di Calais. Su queste e altre opere Rodin, che nel frattempo aveva collezionato titoli, fama e riconoscimenti internazionali, continuerà fino alla fine i suoi studi e le continue variazioni, avendo l’universo femminile come inesausto fulcro ispiratore.

Sarà quindi ripercorsa nella mostra di Treviso, anche attraverso lettere e documenti, l’intera vicenda biografica e artistica del grande scultore, tale da collocarlo al centro della situazione in Francia e in Europa tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi due del XX. Attenzione particolare verrà data all’influenza che la cultura italiana − da Donatello a Michelangelo a Bernini, ma naturalmente anche il fondamentale rapporto con la Commedia dantesca – ebbe su Rodin nella creazione delle sue opere.