Canto dolente d'amore (l'ultimo giorno di Van Gogh)

Sette quadri di Matteo Massagrande per un monologo teatrale di Marco Goldin

Vicenza, Basilica Palladiana
7 Ottobre 2017 - 8 Aprile 2018

La mostra, allestita nell'ultima sala del percorso espositivo, è compresa nel biglietto di Van Gogh. Tra il grano e il cielo.

delle 7 opere realizzate da Matteo Massagrande per la mostra Canto dolente d'amore. L'ultimo giorno di Van Gogh, ne pubblichiamo tre con i rispettivi commenti scritti da Marco Goldin.

"Un grande mare verde con il rosso dei papaveri che galleggia"

Matteo Massagrande ha dipinto il rosso silenzioso dei papaveri sotto chiostri bianchi di nuvole. E una pianura verde colma di vento, distesa fino all’estremo limite dell’infinito. Niente più che questo sembrerebbe poter fare la pittura, se non tendere quel filo sottile tra terra e cielo dove s’incontrano, io credo, l’anima e l’universo. E’ bello vedere il coraggio dell’azione, e scoprirlo poi nell’immagine che nasce, sgorga da una polla profonda e segreta. E’ bello sapere come ci siano ancora pittori che non hanno paura di confrontarsi con l’immenso e ne fanno infine una dichiarazione d’amore. Massagrande appartiene a questa sparuta schiera, timido con le parole ma audace quando ha da confrontarsi prima con il cuore e poi con l’anima, facendolo sempre attraverso la sapienza del suo disegno e del suo colore.
Nelle ultime settimane della sua vita, a Auvers-sur-Oise, Van Gogh ha camminato in mezzo alle pianure e ai campi. I campi di erba medica con i papaveri, poi i campi di grano sotto grandi cieli azzurri e talvolta nuvole e talvolta temporali e scrosci di pioggia. E talvolta nella natura l’immagine di se stesso. Ha camminato e ha dipinto, afflosciandosi di tanto in tanto sulla sua piccola seggiola, come una lumaca che si rinchiuda nel guscio. Da quella seggiola guardava il mondo davanti a lui, lo guardava e respirava profondamente, per lasciare che entrasse per l’ultima volta nei suoi occhi e nella sua anima. Fluisse come una cosa naturale. Ha dipinto infine questa condivisione dell’universo, ne ha fatto sostanza e trama del colore, si è immerso tra la terra e il cielo.
Massagrande ha guardato il pittore che guardava, e ha dipinto. Ha dipinto la vastità di campi come un mare, posandovi sopra la sindone rossa dei papaveri. Però in lontananza, perché fossero il lieve consistere di un apparire. Quei papaveri sono la teca trasparente dentro la quale sta adagiato non il corpo, che è svanito via, ma lo spirito di Van Gogh. Molti anni dopo, un pittore ha voluto ritornarvi con la memoria, ha desiderato apporre un sigillo però d’aria e di luce. Un sigillo di silenzio, nel vasto cerchio del tempo, nella sua dilatazione infinita che dai campi di casa scaturisce. Non si vuole e non si può andare oltre.

Marco Goldin


[Matteo Massagrande, "Un grande mare verde con il rosso dei papaveri che galleggia", 2017 | tecnica mista su tavola, cm 80 x 80]